Articoli di bigiotteria, parrucchieri, ristoranti etnici, kebab pizzerie, sartorie, sindacati, agenzie di pratiche, negozi di giocattoli, abbigliamento, alimentari e perfino un’agenzia immobiliare. Il commercio di Porto Maurizio, negli ultimi venticinque anni, è cambiato profondamente.
Prendendo in considerazione il perimetro del Civ — che comprende via Cascione, via XX Settembre e via San Maurizio fino alla Fondura — si contano oggi circa 140 attività commerciali. Di queste, 25 sono gestite da titolari stranieri, provenienti in particolare da Cina, Paesi arabi, Romania e Sud America. In termini percentuali, si tratta di circa il 20 per cento del totale.
Un dato che fotografa una trasformazione evidente del tessuto economico cittadino e che apre una riflessione sul presente e sul futuro del commercio locale.
A commentare è il presidente del Civ, Riccardo Caratto: "Bisogna prendere atto che il commercio è profondamente cambiato, senza contare i supermercati cinesi che si trovano nelle immediate vicinanze. Non ci sono più le stesse condizioni dei decenni passati. Se tante attività cosiddette storiche chiudono un motivo ci sarà. Il problema è che se chiudono e nessuno le rileva, … Facciamoci due domande".
Negli ultimi mesi anche il bar della pensilina ha cambiato gestione ed è stato sostituito da un kebab. Un segnale ulteriore di un’evoluzione che, per molti, è sotto gli occhi di tutti.
Caratto aggiunge: "Una volta ci saranno stati negozi più belli, ma senza gli stranieri ci sarebbero delle saracinesche chiuse. Non si può andare contro la storia. A qualcuno gli affitti li pagheranno. Sarebbero peggio le saracinesche abbassate".
Il quadro che emerge è quello di un centro commerciale naturale che si sta adattando ai tempi. Se da un lato si registra la chiusura di attività storiche, dall’altro nuove realtà — spesso guidate da imprenditori stranieri — mantengono vivi interi tratti del centro cittadino.






