C’è un asse che unisce le Alpi al mare, ma che troppo spesso si ferma davanti a un semaforo rosso o a un binario unico. È l’asse tra le province di Imperia, Cuneo e Savona, territori legati da un destino comune e da un isolamento infrastrutturale che ormai non è più tollerabile.
Il messaggio che arriva dai palazzi delle amministrazioni locali è forte e unitario: "Infrastrutture al palo, ora vogliamo tempi certi. Non si tratta solo di asfalto e rotaie, ma della sopravvivenza economica di un intero quadrante del Nord-Ovest che vive di logistica, turismo e scambi transfrontalieri”. Tra i casi più eclatanti figura ad esempio il raddoppio ferroviario tra Andora e Finale Ligure.
In un'epoca di alta velocità, il Ponente Ligure combatte ancora con l’ultimo tratto a binario unico. 32 km di ritardo. E’ questa la distanza che separa la Liguria da una mobilità europea. Il progetto prevede un tracciato moderno, quasi tutto in galleria, che permetterebbe di decuplicare il passaggio dei treni. Il timore delle istituzioni è che l’opera, dai costi miliardari, rimanga intrappolata nelle pieghe dei bilanci statali, condannando i pendolari e i turisti a viaggi che ricordano il secolo scorso.
Più a ponente, soprattutto a Imperia, si spinge per l’apertura del traforo Armo Cantarana. L'intervento non consiste solo nel tunnel principale, ma in una variante complessiva di circa 9,3 km che eviterà i tratti più tortuosi del Colle di Nava.






