È la giornata che sposta l’inchiesta dal racconto delle versioni al terreno dei riscontri. Da una parte l’autopsia sul corpo della piccola Beatrice, due anni, trovata morta il 9 febbraio nell’abitazione della madre a Bordighera; dall’altra il sopralluogo del Ris nella casa di Perinaldo dove, secondo gli inquirenti, la bambina sarebbe morta. Due tasselli che si incastrano con quanto il Gip ha già messo nero su bianco: la custodia in carcere per la madre non poggia solo sui “gravi indizi”, ma soprattutto sul giudizio di un “alto rischio di reiterazione del reato”, ritenuto concreto e tale da imporre la misura più afflittiva.
È questo il passaggio che, nell’impianto del giudice, diventa il baricentro della decisione: il pericolo che, senza un vincolo adeguato, la donna possa commettere “delitti della stessa indole”, con “notevole pericolo per la vita e l’integrità psico-fisica” dei soggetti vulnerabili. Un profilo che per la Procura viene richiamato in modo netto e che si affianca al secondo pilastro cautelare, quello dell’inquinamento delle prove, ritenuto attuale per la possibilità di condizionare persone già sentite e, in particolare, per la delicatezza delle testimonianze familiari.

In parallelo, però, ieri l’indagine ha iniziato a misurarsi con ciò che, più di ogni altra cosa, potrà orientare il quadro: gli accertamenti tecnici. All’obitorio di Sanremo, il medico legale Francesco Ventura ha eseguito l’autopsia, durata circa tre ore. I primi elementi, per quanto ancora interlocutori, parlano di una piccola contusione cranica e di lesioni presenti anche su dorso, addome, gambe e labbro superiore. Non c’è però, al momento, una conclusione sulla causa del decesso né una collocazione temporale certa: il medico legale non ha indicato una dinamica definita e, soprattutto, non ha sciolto il nodo centrale delle indagini, quello che dovrà chiarire se le lesioni siano compatibili con una caduta, come sostenuto dalla madre, oppure con altre ipotesi.
Proprio perché il punto resta aperto, l’autopsia è stata affiancata da un pacchetto di approfondimenti previsto dal quesito formulato dal pubblico ministero, giudicato ampio e analitico: prelievi di liquidi e tessuti per gli esami istologici, oltre ad approfondimenti radiologici. Ventura si è riservato 90 giorni per depositare la relazione definitiva e, nel frattempo, il corpo non è stato messo a disposizione dei familiari, segnale che potrebbero essere necessari ulteriori riscontri. All’esame erano presenti anche i consulenti delle parti: Andrea Peirano per il compagno della madre, indagato a piede libero, e Enzo Profumo per il padre della bambina, oltre ai legali. Un elemento che, sul piano processuale, conferma come la partita tecnica si giochi già su più fronti, in attesa dei risultati di laboratorio che potrebbero dare un peso decisivo alla lettura delle lesioni e alla sequenza degli eventi.

Contemporaneamente, a Perinaldo, si è chiuso in serata il lungo sopralluogo del Ris dei Carabinieri, arrivato da Parma. I militari hanno lavorato dalle 11 fino alle 21, per dieci ore, all’interno dell’abitazione sequestrata dove gli investigatori collocano il momento della morte della bambina. Un lavoro condotto alla presenza del comandante della compagnia dei Carabinieri di Bordighera, maggiore Saverio Cappelluti, e del sostituto procuratore Veronica Meglio. Nel corso della giornata è arrivata anche Asl 1, nell’ambito delle verifiche connesse allo stato dei luoghi e ai rilievi tecnici.
Durante il sopralluogo sarebbero state individuate e repertate diverse macchie presenti all’interno dell’abitazione, campionate e prelevate per le analisi di laboratorio. Al momento, tuttavia, non è possibile stabilirne la natura: potrebbero essere di varia origine, anche alla luce delle condizioni generali della casa, e solo gli esami scientifici potranno chiarire se si tratti di tracce ematiche o di altro tipo. L’obiettivo resta quello di isolare elementi utili a ricostruire cosa sia accaduto nelle ore immediatamente precedenti al decesso e, soprattutto, dove sia avvenuto.

È qui che il quadro investigativo torna a sovrapporsi al contenuto dell’ordinanza: nel provvedimento cautelare il giudice mette in fila le contraddizioni attribuite alla madre, i punti ritenuti lacunosi, la ricostruzione della telefonata al 118 e gli elementi medico-legali preliminari che, allo stato degli atti, descrivono lesioni non compatibili con una semplice caduta. Ma ieri, con autopsia e Ris, l’inchiesta ha iniziato a cercare quelle conferme oggettive che possono consolidare o rimettere in discussione la ricostruzione. Anche l’esito delle analisi sulle macchie repertate sarà decisivo: se dovessero risultare ematiche e riconducibili alla bambina, potrebbero incidere sulla ricostruzione dei luoghi e della dinamica; in caso contrario, rappresenterebbero un elemento neutro in un contesto già complesso e ancora tutto da decifrare.
Resta dunque una fotografia provvisoria, ma più nitida: la madre è detenuta, il compagno è indagato a piede libero; l’autopsia ha fotografato lesioni e una contusione cranica senza sciogliere causa e tempi; il Ris ha lavorato per dieci ore nella casa di Perinaldo, con Asl 1 sul posto, chiudendo in serata gli accertamenti della giornata. Le risposte vere, se arriveranno, passeranno ora dagli esami istologici e dall’analisi dei rilievi scientifici.






