L'introduzione della bocciatura come conseguenza della ‘scena muta’ è una delle recenti riforme apportate all’Esame di Stato. Questa misura nasce in risposta agli episodi di protesta dello scorso anno, quando alcuni studenti scelsero il silenzio per contestare il sistema scolastico. Le parole di Valditara, ministro dell’Istruzione, riguardante l’argomento: “Chiunque si rifiuterà di sostenere l’orale verrà bocciato, questione appunto di maturità”. Questa scelta è stata motivo di disaccordo tra gli studenti italiani, una parte sostiene la decisione, un'altra la critica.
Per alcuni l’Esame di Stato, storicamente strutturato in una parte scritta e una orale, è uno spazio da non snaturare, una rara occasione data dalla scuola per dare voce alle proprie idee e ai propri pensieri. La scelta della ‘scena muta’, che sia fatta per pigrizia, calcolo del punteggio o dissenso politico, non è comunque sintomo di maturità. Altri, invece, pensano al fatto di uscire con la sufficienza, e dunque, se dopo gli scritti si esce con un ottimo voto non ci dovrebbe essere l’obbligo di fare l’orale.
Tra le recenti riforme dell'Esame di Stato, l'introduzione della bocciatura come conseguenza della ‘scena muta’ appare come la più condivisibile. Questa misura nasce in risposta agli episodi di protesta dello scorso anno, quando alcuni studenti scelsero il silenzio per contestare il sistema scolastico. Per Chiara Gasparini, la prova orale rappresenta uno dei rari spazi in cui l’alunno può finalmente esprimersi, operare collegamenti multidisciplinari e dar prova del proprio percorso critico. Indipendentemente dalle motivazioni, rinunciare al colloquio significa negare il senso stesso della 'Maturità'. In un sistema che concede di rado spazio alla voce dei giovani, è fondamentale non sprecare l'occasione di dimostrare la propria consapevolezza.
Secondo Federico Varese, lo svolgimento dell’esame di maturità è sempre stato così: scritto e orale, l’esame orale si chiama esame perché influisce sul voto finale quindi sarebbe troppo facile dire “agli scritti ho preso 60 e mi va bene così, non faccio l’orale” perché non sarebbe completo, se l’orale non influisse anche negativamente con la valutazione finale allora il ragionamento avrebbe senso, perché lì diventa una tua decisione se provare ad alzare il voto oppure tenersi il voto ricavato dagli scritti.
Per Giorgio Lullo, invece, se dopo avere fatto gli scritti ne esci con un buon voto, si potrebbe anche evitare di fare l’orale anche solo con un piccolo abbassamento di voto, del genere entro con 70, mi rifiuto di fare l’orale, il voto si abbassa di 5 punti, quindi 65.
Se invece entri con 65 o meno deve essere obbligatorio fare l’orale, quindi ti include ad alzare il voto per fare vedere che ti impegni; anche perché come dice un detto ripetuto da mia nonna “chi lavora tanto, lavora poco”, questo vuol dire che chi lavora prima, lavorerà meno dopo e preso nel contesto della maturità, se qualcuno si impegna tanto per gli scritti uscendo con un ottimo voto potrà evitare di fare l’orale, mentre chi si impegna poco agli scritti si dovrà impegnare ancora di più per l’orale.
(*) Studenti della quarta C e F del Liceo Linguistico e delle Scienze Umane Amoretti di Imperia che stanno svolgendo presso La Voce di Imperia un percorso di formazione e lavoro.






