Appunti di Storia - 01 febbraio 2026, 07:02

APPUNTI DI STORIA. Imperia tra memoria e metamorfosi: le architetture del Ventennio

Il secolo scorso non è un corpo estraneo rispetto alla tradizione millenaria e Imperia non fa eccezione

APPUNTI DI STORIA. Imperia tra memoria e metamorfosi: le architetture del Ventennio

Imperia, da quando è sorta dalle sue anime per secoli separate, antagoniste e diverse, si direbbe che non si accontenti del proprio passato, ma sembra che lo ricerchi sempre, vi si immerga, che tenti, è vero, di andare oltre ciò che è stata, per reinventarsi verso il futuro: forse per affermarsi come una moderna città del Terzo Millennio o per essere un laboratorio, un eco sistema creativo che pulsa di energie contemporanee e rinnovate? 

In altri termini sembra, non di rado, cercare (o almeno ha l'idea di provarci) di trasformare il suo patrimonio culturale e storico, finalmente collettivo e non più nostalgicamente campanilistico, in un motore economico e civile. In Liguria il "particulare" machiavellico abbonda, peraltro. Perché Imperia, le varie Imperia della storia, non è solo il punto d'arrivo di una città antica (o di città antiche incorporate in un'unica realtà dal regio decreto del 1923): è anche la città del Novecento (detto non a torto il "secolo breve), delle sue avanguardie, delle sue architetture visionarie e futuristiche. 

Il secolo scorso non è un corpo estraneo rispetto alla tradizione millenaria e Imperia non fa eccezione, è la sua prosecuzione naturale, la sua evoluzione. Antico e moderno non si contraddicono, si integrano, sono le due facce di una stessa medaglia, anche quella di Imperia, nella speranza, (coltivata non da tutti i suoi abitanti però) di voler o di saper guardare avanti, senza rinnegare ciò che è stata. 

Insomma una città tra memoria e metamorfosi. Andrebbe, quindi, iniziato un viaggio che restituisca dignità ad un patrimonio, spesso oscurato da una damnatio memoriae ideologica. Ad Imperia non vi sono certamente tantissimi esempi su cui soffermarsi, ma quelli che si incontrano (ex Catasto, Comune, Poste centrali e altri minori minori e poco noti) conservano comunque tutto il loro significato istituzionale. Sul razionalismo architettonico imperiese non dovrebbe quindi sopravvivere il peso del legame con il Ventennio: la buona politica infatti deve saper distinguere. 

I giudizi sui sistemi di governo appartengono alla storia, ma il valore estetico e culturale delle opere appartiene alla collettività e va studiato e valorizzato. Dove c'è cultura c'è civismo, lavoro, turismo qualità, innovazione e dove c'è cultura c'è futuro. Anche per Imperia.

Pierluigi Casalino

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