Di fronte al preoccupante aumento di episodi di violenza che coinvolgono minori in Liguria e, in particolare, a Genova, spesso giovani migranti non accompagnati, torna al centro del dibattito la necessità di dotare il capoluogo ligure di un Istituto penale per minorenni.
A lanciare l’appello è il Segretario generale del Sindacato autonomo polizia penitenziariaDonato Capece, intervenendo dopo le considerazioni emerse nel corso dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario a Genova, durante la relazione della presidente della Corte d’Appello Elisabetta Vidali.
"Di fronte all’aumento esponenziale di episodi violenti che vedono coinvolti in Liguria e nel capoluogo ligure minori, spesso anche migranti senza famiglia, credo si debba avere il coraggio di prevedere che Genova torni ad avere un Istituto penale per minorenni, come c’era fino a vent’anni fa a San Pier d’Arena", afferma Capece. "Si devono certamente introdurre idonee politiche di integrazione che consentano, attraverso lavoro e studio, l’inserimento dei giovani nel tessuto urbano e sociale delle città, specie se stranieri, ma non si deve avere paura di prevedere che vi sia anche un carcere nel quale detenere coloro che si macchiano di reati, spesso gravi, come sta accadendo sempre più spesso".
Il leader del Sappe auspica inoltre un incontro con il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e con la sindaca di Genova Silvia Salis, anche alla luce delle dichiarazioni della presidente Vidali che, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, ha indicato tra le criticità della giustizia ligure non solo il settore minorile, ma anche la violenza di genere, il fenomeno migratorio, la carenza di risorse e l’uso dell’intelligenza artificiale.
A rafforzare la posizione del sindacato interviene Vincenzo Tristaino, segretario nazionale Sappe per la Liguria, che sottolinea le attuali difficoltà operative. "Oggi i minori arrestati nel capoluogo ligure, dopo un brevissimo passaggio nel Centro di Prima Accoglienza di via Frugoni, vengono poi destinati nelle carceri minorili di altre città – ad esempio Milano, Torino o Bologna", spiega Tristaino. "Per coloro che hanno una famiglia alle spalle questo significa essere sradicati dal contesto urbano e sociale in cui sono cresciuti, con buona pace del principio di territorialità della pena".
Secondo il Sappe, un istituto minorile a Genova potrebbe invece favorire un reale percorso di reinserimento, anche prevedendo una struttura di dimensioni contenute, con una capienza massima di 50 detenuti, un rapporto qualificato con gli operatori e, in particolare, con il personale di polizia penitenziaria, che per operare nei servizi minorili acquisisce una specifica specializzazione professionale.
"Un istituto penale per minorenni a Genova consentirebbe un percorso educativo efficace, con una forte integrazione con il territorio, che deve considerare l’IPM come parte integrante del tessuto urbano e sociale", aggiunge Tristaino.






