La storia di Michele Davigo, originario di Lucinasco, in valle Impero, è emblematica di una dinamica ormai, purtroppo, strutturale: la fuga di cervelli dall’Italia e, in particolare, dalla provincia di Imperia. Un territorio ricco di bellezza e qualità della vita, ma povero di opportunità professionali per chi sceglie percorsi di studio altamente specializzati.
Davigo ha mosso i primi passi proprio nel capoluogo, frequentando il Liceo Classico “Edmondo De Amicis” di Imperia, prima di intraprendere un percorso accademico che lo ha portato fuori dai confini nazionali. Dopo la Laurea Triennale in Biotecnologia presso l’Università degli Studi di Milano e la Laurea Magistrale in Biotecnologia Cellulare e Molecolare alla Wageningen University, nei Paesi Bassi, ha proseguito con un dottorato in Farmacologia e Tossicologia Umana presso la Maastricht University, sempre in Olanda.
"Nei Paesi Bassi -spiega - la figura del ricercatore è riconosciuta come una vera e propria professione, con un ruolo centrale nelle politiche pubbliche". Proprio in questo contesto, il governo olandese gli ha commissionato uno studio comparativo sul rischio dei prodotti del tabacco, basato su studi di esposizione in vitro su cellule polmonari e sulla caratterizzazione chimica delle emissioni. Un lavoro scientifico che è stato successivamente utilizzato come base per la legislazione nazionale in materia, a dimostrazione del valore concreto della ricerca applicata. “In Olanda la ricerca non è vista come qualcosa di astratto, ma come uno strumento utile per prendere decisioni politiche e tutelare la salute pubblica”, racconta Davigo.
Il suo curriculum è arricchito anche da una intensa attività divulgativa internazionale: “Ho presentato i risultati della mia ricerca negli Stati Uniti, con cinque conferenze in cinque Stati diversi, e in vari Paesi europei, sempre nell’ambito della tossicologia e della salute pubblica”.
A soli 29 anni – “compirò 30 anni a marzo”, precisa – Davigo rappresenta una generazione di giovani altamente formati che l’Italia fatica a trattenere. “In Italia torno un paio di volte all’anno, per me Lucinasco è casa”, dice con affetto, “parliamo di luoghi tra i più belli del mondo, così come Imperia. Però per un ragazzo offrono pochi sbocchi professionali, e anche dal punto di vista ricreativo le possibilità sono limitate”.
Una riflessione che va oltre la vicenda personale e che interroga il futuro del nostro Paese: senza investimenti in formazione, ricerca e lavoro qualificato, il rischio è quello di continuare a vedere partire i propri talenti migliori, lasciando che il loro contributo arricchisca altri Paesi.














