L’ipotesi di introdurre il limite dei 30 chilometri orari in alcune zone di Imperia entra ufficialmente nel dibattito pubblico. A far trapelare la possibilità è stato il sindaco Claudio Scajola, intervenendo in occasione delle celebrazioni di San Sebastiano, patrono della polizia locale. Non una “città 30” generalizzata, ma una sperimentazione mirata nelle aree considerate più a rischio, tra le quali via della Repubblica, senza però escludere altre zone urbane.
L’annuncio ha immediatamente acceso il confronto politico. Il Partito Democratico si è detto favorevole, mentre Fratelli d’Italia di Imperia ha espresso una netta contrarietà. Sullo sfondo pesa anche una notizia di attualità: il TAR dell'Emilia-Romagna ha accolto il ricorso dei tassisti di Bologna Matteo Lepore, bloccando l’ordinanza del sindaco che aveva imposto il limite dei 30 km/h in modo esteso sul territorio comunale.
A esprimere forte preoccupazione è il mondo dei taxi. Federico Diletto, portavoce del Consorzio Taxi 3737 di Imperia, afferma: "Noi pensiamo che in questa città, da quando si sono inventati sensi unici, rotonde e semafori, la velocità commerciale si sia ridotta. I 30 all’ora sarebbero un’ulteriore botta a una città già paralizzata. Lo stesso vale per gli autobus: non ci sono corsie preferenziali né strade alternative. Io inviterei un giorno il sindaco su un taxi per fargli vedere cosa significa fare questo lavoro a Imperia".
Dal fronte favorevole, la consigliera comunale PD Deborah Bellotti sottolinea con soddisfazione come l’Amministrazione stia finalmente affrontando i temi della sicurezza stradale e delle zone 30, già sollevati in precedenza. Bellotti richiama i dati europei, che indicano i 30 km/h come limite fondamentale per la tutela di pedoni e ciclisti, e ricorda di aver già evidenziato, dal 2025, l’efficacia delle zone 30 quando inserite in una pianificazione urbana coerente. "Numerose città italiane- osserva - hanno registrato benefici in termini di riduzione degli incidenti, miglioramento della qualità della vita e promozione della mobilità sostenibile".
La stessa consigliera, però, evidenzia una criticità: a Imperia manca una visione complessiva della mobilità. Una “Città 30”, secondo il PD, non può limitarsi a cartelli o autovelox, ma deve poggiare su un Piano Urbano della Mobilità Sostenibile condiviso con i cittadini, capace di integrare dati, progettazione degli spazi pubblici, trasporto pubblico, mobilità dolce e percorsi di informazione e partecipazione.
Di segno opposto la posizione di Fratelli d’Italia di Imperia, che respinge la proposta definendola "ideologica, irrealistica e dannosa per cittadini e imprese". Secondo FdI, in una città già segnata da gravi problemi di viabilità, infrastrutture carenti e forti criticità sulle principali arterie esterne, l’introduzione del limite a 30 km/h rischierebbe di aggravare ulteriormente la circolazione, senza offrire alternative concrete all’uso dell’auto privata. Il partito contesta, inoltre, "l’assenza di una pianificazione complessiva e di studi sui flussi di traffico, richiamando anche il rischio giuridico legato ai precedenti del TAR contrari all’imposizione indiscriminata delle Zone 30. Per FdI, la mobilità va governata con investimenti, manutenzione, potenziamento del trasporto pubblico e scelte basate sui dati, non con divieti".
Il confronto resta aperto.






