Tra le scorrerie barbaresche del XVI secolo si ricorda quella terribile del 1557, guidata dal rinnegato calabrese “Occhiali”, convertito all’Islam, che riuscì a saccheggiare Oneglia e San Lorenzo, nonostante l’ammiraglio onegliese Andrea Doria stesse infliggendo duri colpi ai turco-barbareschi in tutto il Mediterraneo occidentale.
I Barbareschi godevano, tra l’altro, della protezione francese in funzione antispagnola e contro Genova, alleata di Carlo V, e trovavano porti amici non solo in Nord Africa, come Monastir, ma anche a Tolone. Le scorrerie, rese più insidiose dopo la caduta di Costantinopoli in mano ottomana, durarono tuttavia ancora a lungo, nonostante la grande vittoria navale di Lepanto (7 ottobre 1571), che segnò una svolta storica e l’inizio del lento tramonto della mezzaluna turca, destinata a diventare il cosiddetto “Grande Malato” fino alla sua fine nei primi del XX secolo.
Andrea Doria, dal canto suo, finché visse, cercò di consigliare Carlo V nelle iniziative più difficili dell’Impero, soprattutto nelle operazioni navali contro il nemico ottomano, muovendo la flotta fino al cuore delle basi nordafricane sull’altra sponda del Mediterraneo. Purtroppo, non sempre la portata strategica delle intuizioni del grande ammiraglio fu compresa dall’imperatore. Anche la vicina Porto Maurizio subì a lungo scorrerie, saccheggi e stragi, come del resto tutto il litorale ligure di Ponente. In quel periodo sia Genova sia il potere sabaudo, ormai consolidatosi a Oneglia dopo il 1576, iniziarono a promuovere la costruzione di torri di avvistamento, in grado di allertare le popolazioni locali e consentire una difesa anticipata anche tramite fortilizi. Emblematico fu il caso della fortificazione del Parasio a Porto Maurizio, edificata proprio per resistere alle razzie barbaresche.
La guerra di corsa barbaresca, d’altra parte, era condotta a fini economici e si inseriva nel conflitto tra i due grandi blocchi politici dell’epoca, Impero e Francia, quest’ultima schierata a fianco dei Turchi. Il Ponente, tra XVI e XVII secolo, subì invece in misura minore le grandi epidemie che colpirono la Liguria e la vicina Francia.
Per concludere il capitolo degli attacchi barbareschi, va ricordata l’eroica resistenza di Nizza sabauda nel 1543, quando i nizzardi, secondo la tradizione, sotto la guida leggendaria della popolana Catarina Segurana, opposero una strenua difesa all’assedio franco-turco della città, di cultura e identità italiana e ligure. Anche grazie a questa resistenza Nizza non cadde completamente in mano franco-turca. La flotta di Solimano non partecipò direttamente all’assedio, ma fornì supporto ai francesi. Tuttavia, Nizza tornò presto sotto il controllo sabaudo.






