(Adnkronos) - In tv, proclami e minacce. Dietro le quinte, il dialogo. Iran e Stati Uniti cercano una soluzione diplomatica alla crisi innescata dalla durissima repressione di Teheran nei confronti delle proteste in corso da 2 settimane, con centinaia di morti nel paese. L'attacco americano prospettato da Donald Trump in risposta alle violenze del regime rimane un'opzione concreta, mentre i contatti tra i due paesi proseguono.
"I leader iraniani hanno chiamato, vogliono negoziare", ha detto Trump prospettando una potenziale svolta, confermata anche dall'Iran. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha reso noto di aver parlato nel fine settimana con l'inviato statunitense Steve Witkoff: i due hanno discusso della possibilità di un incontro.
"Sono state proposte idee che stiamo esaminando", ha detto il capo della diplomazia iraniana ad Al Jazeera, ribadendo che non negozierà sotto minacce militari. La telefonata è partita da Teheran e sembra indicare un tentativo di de-escalation con Washington, o quantomeno a guadagnare tempo prima di eventuali decisioni statunitensi per indebolire ulteriormente il regime.
Davanti al mondo, l'Iran continua a gonfiare i muscoli. La giornata va in archivio con le manifestazioni filogovernative in risposta alle proteste che da giorni infiammano il paese. La Guida Suprema, l'ayatollah Ali Khamenei, ha elogiato le manifestazioni organizzate lunedì parlando di "giornata storica" e di "monito per i politici americani", in riferimento ovviamente a Trump.
"Questi imponenti raduni hanno vanificato i piani dei nemici stranieri che avrebbero dovuto essere attuati attraverso mercenari interni", ha affermato Khamenei in una nota, sottolineando che "la grande nazione dell'Iran ha mostrato la sua determinazione e la sua identità davanti ai suoi nemici. Questo è stato un monito ai politici americani affinché cessino i loro inganni e si astengano dal fare affidamento su mercenari traditori". "La nazione iraniana è forte e potente, consapevole e in grado di riconoscere i propri nemici", ha concluso l'ayatollah.
Il doppio volto dell'Iran non sorprende la Casa Bianca. "Ciò che sentite pubblicamente dal regime iraniano è molto diverso dai messaggi che l'amministrazione sta ricevendo in privato. E penso che il presidente abbia interesse a esaminare tali messaggi", ha detto la portavoce Karoline Leavitt. Nella giornata di martedì, Trump terrà un vertice con i principali membri dell'amministrazione: verranno discusse una serie di misure per rispondere alla repressione iraniana. Il 'menù comprende non solo le opzioni militari ma anche azioni informatiche ed economiche. Trump "ha dimostrato di non avere paura di utilizzare le opzioni militari" qualora ritenuto necessario. "Nessuno lo sa meglio dell'Iran", ha aggiunto Leavitt.
Ed in effetti, secondo la ricostruzione del Wall Street Journal, il presidente sarebbe propenso ad ordinare l'attacco. Alcuni alti funzionari dell'amministrazione, guidati dal vicepresidente JD Vance, stanno esortando Trump a tentare la via diplomatica prima di dare il semaforo verde. Le fonti a cui fa riferimento il quotidiano hanno affermato che il presidente potrebbe colpire per poi cercare un dialogo serio con Teheran, come sembra aver segnalato lo stesso leader della Casa Bianca: "Prima dell'incontro, potremmo dover agire a causa di ciò che sta accadendo", ha affermato.
In attesa di scegliere la strategia, Trump ha annunciato dazi del 25% per qualsiasi paese che commerci con l'Iran: "Con effetto immediato, qualsiasi paese che intrattenga rapporti commerciali con la Repubblica Islamica dell'Iran pagherà un dazio del 25% su tutte le transazioni commerciali con gli Stati Uniti d'America. Questo decreto è definitivo e conclusivo", il messaggio su Truth Social.






