Attualità - 21 ottobre 2025, 07:05

Economia, torna a salire il credito alle imprese ma Imperia resta ai margini

Lo rileva uno studio della Cgia di Mestre. Peggio della nostra provincia fanno solo Vercelli e Avellino

Economia, torna a salire il credito alle imprese ma Imperia resta ai margini

La provincia di Imperia guida, insieme a Prato, la classifica negativa delle aree dove il credito alle imprese continua a calare: -5,6% tra dicembre 2024 e luglio 2025.  È un segnale forte, che contrasta con il quadro nazionale che, a prima vista, mostra un’inversione di tendenza tanto attesa. Dopo 28 mesi consecutivi di contrazione, infatti, da giugno a settembre le banche hanno ripreso a erogare finanziamenti al sistema produttivo, portando lo stock complessivo dei prestiti a 647 miliardi di euro, 5,5 miliardi in più rispetto a inizio anno.

A rilevarlo è l’Ufficio studi della CGIA, che sottolinea come il segnale di ripartenza non sia però omogeneo. A beneficiare della nuova liquidità sono soprattutto le aziende con più di 20 addetti, che nei primi sette mesi del 2025 hanno registrato un incremento dei finanziamenti dell’1,5% (+8,2 miliardi). Al contrario, le microimprese, che rappresentano il 98% del tessuto produttivo italiano e danno lavoro al 55% degli occupati nel settore privato, hanno visto una riduzione del 2,8% (-2,7 miliardi). Questa esclusione non è casuale: i piccoli operatori, soprattutto artigiani e ditte individuali, vengono sempre più trascurati da un sistema bancario che, a causa della concentrazione degli istituti e della riduzione degli sportelli territoriali, tende a evitare le operazioni più complesse e meno redditizie. I costi di istruttoria più elevati e la maggiore difficoltà nella gestione del rischio spingono le banche a favorire le realtà più grandi e strutturate.

Imperia non è un caso isolato. In quasi la metà delle province italiane, il credito alle imprese è ancora in calo. Peggio di Imperia fanno solo Vercelli (-5,7%) e Avellino (-5,8%). All’estremo opposto troviamo Aosta (+18,3%), Trieste (+12,8%) e Oristano (+9,2%). Tra le grandi città si distingue Roma (+4,1%), mentre Milano si ferma a +2,2%, in 28ª posizione. A livello regionale, il Veneto preoccupa: tra le regioni industrialmente più sviluppate, continua a perdere terreno con un -1,4% di prestiti alle imprese nei primi sette mesi del 2025, pari a 868 milioni in meno. Un trend negativo che prosegue dal 2011, legato al crollo del sistema bancario locale con la fine di istituti storici come Antonveneta, Veneto Banca e Popolare di Vicenza. Male anche Umbria (-1,4%) e Molise (-2,1%).

Eppure, qualche segnale positivo c’è. La riduzione del tasso d’interesse della BCE e il calo delle sofferenze bancarie hanno creato un ambiente più favorevole al credito. Le banche, in alcuni territori, stanno ricominciando a “rischiare” assieme alle imprese. Ma il divario tra piccole e grandi, tra aree centrali e periferiche, resta ampio. Perché se è vero che il credito è il motore della crescita, è altrettanto vero che senza un accesso equo e diffuso alla liquidità, l’Italia rischia di lasciare indietro proprio chi tiene in piedi il suo sistema economico: i piccoli imprenditori, gli artigiani e le microimprese del Made in Italy.

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