L’allarme per le api mellifere arriva anche dalle colleghe selvatiche. Per gli apicultori erano già sufficienti le preoccupazioni per l’inquinamento, i cambiamenti del clima, la vespa velutina e le possibili malattie ma, il fatto che le popolazioni di api selvatiche denuncino un calo medio del 56 per cento in un decennio, rappresenta un pericolo anche per le arnie domestiche.
E produttori di miele e le associazioni di settore devono aggiungere un altro rischio alla loro attività. “Non è certamente una buona notizia per le api mellifere – ammette Andrea Romano, tecnico dell’associazione Alpa Miele Liguria –.Siamo riusciti ad annullare l’opera della vespa velutina comunque presente in tutta la Liguria, rimangono la suscettibilità delle api a malattie una volta inesistenti, i problemi legati all’inquinamento e ai fattori climatici e adesso i dati causati dalle attività umane”.
L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, infatti, grazie a un grande lavoro di monitoraggio denuncia come la perdita di habitat causato da agricoltura e aree abitate, specie aliene invasive, uso di pesticidi, erbicidi e fungicidi e pratiche insensate quali il commercio di api regine abbiano provocato che l’Europa abbia la più bassa densità mondiale delle colonie di api selvatiche.
“Le attività antropiche – continua Romano – sono negative per l’ecosistema, affermazione che pareggia la scoperta dell’acqua calda, ma è realistico il fatto che la mortalità tra le api mellifere sia in aumento come la loro suscettibilità a malattie che una volta non c’erano”.
A questi fattori di rischio per la sopravvivenza degli insetti produttori di miele, ora si aggiunge un allarme che riguarda tutti. “Non possiamo non essere preoccupati anche per le mellifere – ammette –. Le selvatiche hanno un differente ciclo biologico e non producono miele ma vivono nello stesso ambiente delle loro colleghe, anche loro ʽvittimeʼ dell’uomo”.






