In questo giorno del lontano 1925, nasce a Imperia Germano Lombardi, uno tra i tanti "figli" gloriosi che il capoluogo rivierasco non ha mai saputo celebrare come invece meritava. Lo scrittore fu tra i fondatori del cosiddetto Gruppo 63, movimento letterario d’avanguardia costituitosi a Palermo nel 1963 che all’esperienza neorealista ormai in declino oppose lo sperimentalismo linguistico più estremo, al fine di elaborare una letteratura capace di dialogare con la nuova realtà sociale del boom economico. Ne fecero parte, tra gli altri, anche Umberto Eco, il poeta genovese Edoardo Sanguineti e Alberto Arbasino.
Lombardi, però, a differenza degli altri colleghi, è sempre stato ingiustamente trascurato dalla critica. La sua produzione abbraccia quasi un trentennio e coinvolge diversi ambiti: dalla narrativa al teatro passando per la poesia. Dopo gli studi a Firenze, decide di iscriversi al corso di medicina che abbandonerà però in seguito, dopo essersi cimentato nella messa in scena dei Drammi Marini di Eugene O'Neill presso il Teatro dell'Università.
Sempre nel capoluogo toscano partecipa attivamente ai movimenti anarchici del primo dopoguerra e collabora con alcuni giornali libertari locali. Saluta Firenze nel 1947 per diventare, prima marinaio e poi manovale. Si trasferisce quindi a Milano dove si dedica al mondo della pubblicità. Nel 1957 la grande decisione: complice una crisi familiare, abbandona tutte le sicurezze raggiunte per dedicarsi esclusivamente alla scrittura. Vive prima a Londra, poi tra Parigi e Roma. Nella Capitale frequenta assiduamente la galleria La Tartaruga, dove si occupa di testi critici per gli amici Cy Twombly, Mario Schifano, Pino Pascali e Tano Festa, il tutto senza tralasciare l'attività da romanziere. Inizia poi a viaggiare, spesso è nei Paesi dell'America del Sud, tra i primi in Italia a studiare e scrivere sulle vicende del dittatore haitiano François Duvalier. Alla fine degli anni Settanta torna a Parigi. A cavallo tra gli anni settanta e ottanta si trasferisce a Parigi. Nella sua lunga attività è stato anche collaboratore di punta di Espresso e La Repubblica. Muore a Parigi il 12 dicembre 1992.
Il suo grande archivio è oggi conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell’università di Pavia. La sua opera più riuscita, secondo i critici, è Villa con prato all'inglese, romanzo costruito come una sorta di raffinato giallo dal finale aperto. "La vicenda si svolge quasi interamente tra Oneglia, Porto Maurizio e Sanremo, in una Riviera di Ponente insolita, popolata di figure cosmopolite, bizzarre già nei nomi, losche o altolocate, comunque misteriose. Lombardi guida sapientemente il lettore alla scoperta di vecchi misteri che s'intrecciano a moderni crimini e a insospettabili compromissioni. In una lingua tersa e briosa, dalle molte eleganze, lo scrittore ligure rivela tutto il suo talento di caratterista nell'originale galleria umana messa in scena. Dialoghi acutissimi e vivaci".






