Attualità - 26 settembre 2025, 18:00

Santuario Pelagos, una rete di biologi e ricercatori continua a studiare i comportamenti delle sentinelle della biodiversità (foto)

Osservazioni, raccolta dati e analisi l’attività utile per tutelare il mare e gli animali

La conservazione dei cetacei tra Liguria e Corsica. Studi sulla biodiversità, ricerche e approfondimenti per la salvaguardia della fauna che vive nel Santuario Pelagos

Monitoraggi continui e sorveglianza dell’alto mar Mediterraneo per capire le abitudini dei mammiferi che hanno deciso di abitare in quest’area. Capodogli, zifi, stenelle, tartarughe, delfini comuni, balenottere vivono da queste latitudini. Sono le sentinelle dell’ecosistema marino ed è per questo che è importante continuare gli studi e le ricerche affidate da facoltà universitarie, associazioni, team di biologi che si sono incontrati a bordo della Mega Victoria, una delle navi gialle della flotta Corsica Ferries

Un ruolo importante che è svolto anche dalla guardia costiera impegnata nella vigilanza e nelle attività di prevenzione. Un viaggio studio tra Bastia e Nizza e poi lungo la costa della Riviera di Ponente sino al porto di Vado Ligure ha permesso di conoscere lo stato dell’arte dell’attività scientifica. “Esiste una rete di studio che si è perfezionata nel corso degli anni. Oggi – afferma Antonella Arcangeli di Ispra – lavorano insieme 11 partner, 3 paesi in collaborazione e 6 compagnie marittime. E così i traghetti si sono trasformati in laboratori. E le ricerche necessitano la raccolta di molti dati anche per capire le fluttuazioni della presenza dei cetacei. Dopo aver raccolto questi dati è importante avviare analisi accurate per poi offrire una documentazione la più precisa possibile per il legislatore per difendere l’ecosistema marino. Ma è altrettanto importante che la rete continui a collaborare nello scambio di informazioni per continuare ad alimentare lo studio della comunità scientifica”. 

E’ nato così un grande team di osservazione internazionale per approfondire la conoscenza della biodiversità e la vulnerabilità dell’ecosistema marino con cause ben conosciute come l’inquinamento e il traffico marittimo. “E’ importante anche allargare la conoscenza del mondo marino anche agli equipaggi delle navi per continuare le osservazioni e ampliare il numero delle persone che possono aiutare i ricercatori. A questo proposito sono stati formati 246 marittimi proprio per capire che cosa è possibile fare per evitare situazioni rischiose per l’ambiente marino”, aggiunge Paola Tepsich di Cima.

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