La crisi del porto di Imperia si fa drammatica. I traffici marittimi sono ai minimi termini: il "dirottamento" commerciale delle linee dell'Unione Sovietica verso i più attrezzati e capienti attracchi di Genova e Savona (nei primi otto mesi dell'anno, rispetto allo stesso periodo del 1983, il volume delle merci imbarcate e sbarcate a Imperla è precipitato da 142.031 tonnellate ad appena 58.322) ha finito per accentuare una situazione che rischia di diventare pesantissima, soprattutto dal lato occupazionale.

L'allarme della LombImperia è chiaro: i dipendenti sono scesi da 40 a 25, in confronto agli anni d'oro degli scali portuali di Oneglia e Porto Maurizio, l'azienda fa sapere che "se l'arrivo delle navi non sarà intensificato" entro le festività natalizie provvederà all'invio di lettere di licenziamento al 50% del personale rimasto. A ciò si devono aggiungere le gravi difficoltà in cui versa da qualche tempo anche la compagnia portuale Lodovico Maresca: ogni lavoratore, nel 1983, ha prestato servizio per soli cinque giorni al mese, con l'inevitabile ricorso per molti lavoratori a prepensionamento o cassa integrazione. Il panorama all'orizzonte è fosco. Il porto resterà senza portuali? Un interrogativo drammatico, quello che si pone la federazione sindacale unitaria Cgil-Cisl-Uil, secondo la quale, tuttavia, sarebbe ancora possibile "imboccare con decisione la strada del risanamento e dello sviluppo del porto di Imperla nell'integrazione delle attività commerciali, pescherecce e turistiche".

Non sarà facile trovare il modo per farle convivere. "La creazione di una direzione unitaria dello attività portuali e la semplificazione delle strutture operative possono condurre ad un recupero di produttività e di competitività, con l'offerta di tariffe pubbliche, trasparenti e onnicomprensive", ribadiscono in coro i sindacati.
Nel frattempo, una delegazione di dipendenti della LombImperia e della Maresca (che possono contare su una forza lavoro vicina al centinaio di unità) e delle organizzazioni sindacali ha già avuto un incontro con il sindaco, Giovanni Barbagallo, per verificare le possibili vie di uscita da una situazione apparentemente senza molti sbocchi. Le prospettive? Non sono rosee. "La contrazione del traffici è innegabile - confessa Giuseppe Viale, presidente del Consorzio portuale Imperia-Piemonte - alla crisi economica mondiale si aggiungono altri fattori contingenti, come la sparizione quasi totale del movimento di tubi di ferro, la riduzione negli arrivi di olio e il forte calo di altre merci. C'è una discreta ripresa del traffico di tronchetti di legno e si attende un buon incremento dell'export di lattine di olio verso i Paesi nord africani da parte delle aziende locali. Entro la fine dell'anno speriamo di poter registrare qualche miglioramento. Certo, le nostre tariffe non sempre sono concorrenziali, e anche di questo va tenuto conto".






