Eventi - 31 agosto 2025, 07:02

Vele d'epoca, il racconto. Ino Gazo: "Il mio battesimo del mare in regata su Tarantella, tra leggende e tempeste e... Ambrogio Fogar"

Il nostro cronista racconta la sua prima, dura e indimenticabile esperienza in altura a bordo della storica barca pronta a partecipare al raduno

Il Tarantella

Il Tarantella

Duro e memorabile il mio battesimo con le regate d’altura. È successo proprio sul Tarantella, la splendida barca in mogano a vista in questi giorni all’ormeggio sulla banchina del Raduno di Vele d’Epoca ormai donata allo Sport Velico Marina Militare. Varata nel 1969 dagli scali del Cantiere Carlini su disegno del mitico studio Sparkman& Stephens, la incontro nell’aprile del ’71 nel bacino di Porto Maurizio. O meglio, prima incontro il suo marinaio, un ponzese scurito dal sole mediterraneo, una creatura velica chiamato Catiello e non si sa se sia il nome o il cognome. Qualche giorno dopo, sabato 15 aprile, ci sarebbe stata una regata abbastanza impegnativa organizzata dall’allora Circolo Velico Imperiese sulla rotta Imperia-Chiavari che rimarrà negli annali della vela mediterranea e nel ricordo dei partecipanti per le condizioni meteo. Era un’occasione da non perdere e, proprio grazie a Catiello che mi propone all’armatore appena arrivato da Milano, riesco facilmente a ottenere un imbarco a bordo, la barca, quasi 17 metri di lunghezza, d’’altronde aveva bisogno di manodopera in coperta.

Così il giorno dopo sono a bordo di Tarantella, la ciurma è numerosa ma, si direbbe, composta di dilettanti allo sbaraglio come si capirà parecchie ore più tardi, mentre al timone c’è l’armatore, l’ingegner Raffaelli che rappresenta una garanzia.

Ore 19,45, allora non esisteva l’ora legale, il Comitato di regata piazzato all’estremità del molo lungo con le bandiere di rito e il classico colpo di cannone dà il via alla regata. Una ventina gli scafi partecipanti, una piccola flotta di cui il Tarantella, il più grande, prende facilmente la testa. E fino all’isola Gallinara va tutto bene, modesto vento da terra che regala una navigazione tranquilla e dai toni crocieristici del mese di giugno-luglio. Poi, superata l’isola, la rotta si ʽallargaʼ ovvero si allontana dalla terra per puntare su Chiavari, tagliando il golfo di Genova. 

Adesso i ricordi si fanno un poco meno precisi, sicuramente il vento cambia ma cambia davvero ruotando da tramontana. E velocemente aumenta trasformandosi in un potente soffio di aria gelida da far tremare i denti mentre il mare prende paurosamente forma con onde corte e con altezze di circa due metri. È il momento di attrezzarci con il vestiario e quindi scendo sottocoperta per mettere la cerata e per scoprire un mondo tragico di gente sofferente. Una parte dell’equipaggio, infatti, è composta da gente che, con il mare e la vela, ha ben poca dimestichezza e, al primo sintomo di mal di mare, scende all’interno peggiorando drammaticamente la situazione del proprio stomaco. Risalgo in coperta, la tramontana è arrivata al picco di 60 nodi, 111 chilometri all’ora per i terrestri, e bisogna fare i terzaroli, ridurre la superficie velica per evitare l’’eccessivo sbandamento della barca. 

A quei tempi la vetroresina non era usata per dimensioni costruttive importanti e neppure l’alluminio per albero e boma che, in quel caso, sono di legno e le vele di dacron, fibra sintetica pesantissima con enormi spessori soprattutto al confronto con le attuali vele di carbonio. Così siamo in dieci a ridurre la randa con fatica a barca sbandata e con il beccheggio che complica l’operazione. Come il destino vuole, avvicinandoci alla costa, il mare perde lentamente forza e il vento anche: alle 4,54, non lo dimenticherò mai, tagliamo per primi la linea di arrivo di Chiavari. Non tutta la flotta ha completato il percorso, alcuni si sono ritirati riparando nei porti della costa ligure ma di un partecipante si son perse le tracce. Viene ritrovato il lunedì successivo a Macinaggio, in Corsica. Lo skipper sarà conosciuto anni dopo nelle cronache veliche, si tratta di Ambrogio Fogar. Quando, dopo il giro del mondo, verrà a Imperia a raccontare la sua avventura nella sala del consiglio comunale, spiegherà che un membro del suo equipaggio si era fratturato un braccio operando su un verricello come avviene ai marinai di terra costringendolo ad una rotta meno impegnativa.

Ino Gazo

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