Attualità - 02 febbraio 2025, 07:18

Appunti di storia. Imperia anche 'prima di Imperia', anima e crocevia della storia: quando Leone l'Africano passò da Oneglia

Personaggio enigmatico e affascinante visse per nove anni alla corte di Papa Leone X de’Medici e poi si dissolse nel nulla come dal nulla era comparso

Leone l'Africano

Leone l'Africano

Un dipinto del 1520, attribuito a Sebastiano del Piombo, ritrae Leone l’Africano. Personaggio enigmatico e affascinante, Leone l’Africano visse per nove anni alla corte di Papa Leone X de’Medici e poi si dissolse nel nulla come dal nulla era comparso. 

Ma chi era dunque questa singolare figura di intellettuale ambiguo e versatile, che prese il nome stesso del Pontefice, suo Augusto Protettore? Al-Hasan al Wazzan, noto in Occidente come Leone l’Africano o Yhuana al Assad, portatore di una duplice cultura e sensibilità, capace di mantenersi equidistante tra la vecchia e la nuova fede, fu il rappresentante di un sincretismo, che ricorda, se pur in forma diversa, quello di Federico II.

 Catturato da un pirata spagnolo (mentre viaggiava per raccogliere informazioni al di qua del Mediterraneo) e regalato, in catene, al Pontefice, al-Hasan al Assad era figlio di una famiglia berbera-andalusa, sfuggita alla “reconquista” e rifugiatasi in Marocco. Compiuti i propri studi di teologia islamica presso una madrasa, Hassan fu uomo di successo e di mondo, interpretando ruoli importanti nel suo Paese e fuori di esso. Agente e ambasciatore del Sultano di Fez insieme allo zio, ricalcò le gesta del suo antico conterraneo Ibn Batuta e precederà, in un certo senso, quelle di Samuel Pallache, la grande spia ebrea marocchina,detta l'uomo dei tre mondi, originario anch'egli dell'Andalusia e che scrisse importanti pagine di storia europea, passando anche da Oneglia e Porto Maurizio (circostanza ricordata in una mia precedente nota di "Appunti di storia"). 

Dopo aver girovagato nell’Africa Nera, pervenendo a Timbuctu, Hassan si era recato al Cairo, a La Mecca e poi a Istanbul, soprattutto per spiare il conflitto tra gli Ottomani e i Mamelucchi egiziani. Fatto prigioniero in una spedizione spagnola in Nord Africa, era stato condotto nella capitale della Cristianità, dove fu rinchiuso a Castel Sant’Angelo.  Nel 1520 – anno in cui avvenne la scomunica di Lutero – il prigioniero accettò di farsi battezzare, a seguito di una conversione, non si sa quanto credibile, frutto della predicazione del dotto Cardinale Egidio da Viterbo. 

Sta di fatto che il musulmano Hassan, divenuto per tutti Leone l’Africano, si distinse subito per i suoi modi eleganti e raffinati, conquistando rapidamente gli ambienti cristiani, papali e romani. Una riedizione dunque della sua precedente e travolgente carriera nell’Islam. Uomo di confine, rivisitò la sua vita e le sue consuetudini, anche alimentari e sessuali, proponendosi come segno di contraddizione per quanti ne conoscevano la provenienza. 

Padrone dell'arabo, dell'ebraico e del latino fu molto ascoltato da Papa Leone X de' Medici e da Papa Clemente VII che se ne servirono a loro volta per acquisire notizie circa i movimenti in atto in Nord Africa e verso la Sicilia. Assimilata l’eredità di due civiltà opposte e antagoniste, interprete di una missione tra dissimulazione e integrazione, nel 1527, approfittando del sacco di Roma, ad opera dei lanzichenecchi, si allontanò improvvisamente, facendo perdere le tracce. 

Sembra che si recasse a Tunisi, dove si misurò con il suo passato, riscoprendone cultura e spirito ed arricchendosi, attraverso il bagaglio dell’esperienza più recente maturata in terra cristiana. Risalita infatti la Penisola, all'epoca in piena confusione e riecheggiante di armi e di eresie, Leone giunse probabilmente Genova, che abbandonò subito nell'anonimato in direzione di Nizza

Si fermo' invece ad Oneglia (che era retta in quel momento dalla dinastia Doria del Ponente e dove incontrò soggetti di diversa appartenenza e bandiera, data la particolare posizione della città costiera, dove le spie sabaude stavano lavorando sotto traccia per aprire uno sbocco al mare alla potenza piemontese, come avverrà nel 1576 con regolare atto di vendita) per imbarcarsi appunto su un legno spagnolo in direzione di Tunisi, non spostandosi più verso Nizza perché a Ventimiglia e dintorni si erano formati  circoli simpatizzanti per le idee protestanti: Leone aveva infatti fama di uomo vicino alla corte papalina e temeva di essere fatto oggetto di atti ostili. 

Prudente e intelligente, Leone, alias Assad, recitò tuttavia ancora molte parti e svolse molti ruoli, scivolando nell'ombra e smarrendo un’identità senza luogo e senza tempo, di cui egli ormai aveva perso la memoria. Tra realtà e immaginazione, Leone scomparve nel nulla, tra consapevole amore del rischio e ricerca di un’improbabile legittimazione per riapparire nel suo antico mondo. 

Spia e viaggiatore sia al servizio delle autorità marocchine e sia al servizio di quelle pontificie, ponte e dialogo vivente, Assad entrò nella leggenda. Usò il linguaggio della “taqqiya”, cioè la dissimulazione di un buon musulmano, che subisce, ma non consente, ma anche quello dell’anima aperta all’universalità della fratellanza e dell’amore, oltre ogni confine nel profondo dell'anima: era il lascito comunque della sua frequentazione romana. 

Un lascito che affonda le proprie radici nel Vangelo di Cristo per quanto Leone ne possa aver risentito durante la sua permanenza a Roma. Leone, da Tunisi, rientrò verso il Marocco e quasi certamente, tra doppio gioco e sintesi ideologiche e culturali, non mancò mai di mettersi al servizio di antiche e nuove influenze politiche. È il d estino di coloro che vivendo tra la luce e l'ombra sono sempre nel cuore del re di ogni tempo e di ogni condizione. Un destino che ben si sposa con l'anima plurale, trasversale e transnazionale di questa nostra città tra mare e monti, i cui confini si intrecciano con i confini della storia.

Pierluigi Casalino

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