Attualità - 22 maggio 2024, 08:03

Balneari della Riviera sulla graticola, arriva l’obbligo di istituire i bandi di gara per le spiagge

Tramonta la possibilità di esclusione della Bolkestein per le concessioni balneari

Balneari della Riviera sulla graticola, arriva l’obbligo di istituire i bandi di gara per le spiagge

Per gli imprenditori balneari della Riviera non ci sono più speranze.  Il Consiglio di Stato ribadisce l’obbligo di istituire subito i bandi di gara per le concessioni balneari, e Palazzo Chigi sembra abbandonare l’idea di escludere le spiagge dalla Bolkestein per rassegnarsi a regolamentare le procedure selettive.

È la sintesi delle ultime giornate di fuoco sul fronte delle concessioni balneari con da una duplice sentenza di Palazzo Spada – l’ennesima negativa per il settore – e dal tavolo tecnico convocato dal governo per decidere il da farsi. “Le sentenze del Consiglio di Stato Con due distinte sentenze pubblicate, le numero 4479 e 4480, il Consiglio di Stato è tornato a pronunciarsi sulla vicenda delle concessioni balneari -spiega Mondobalneare.com, la piattaforma di riferimento per le imprese del settore -  Questa volta i contenziosi riguardano i Comuni di Lecce e di Ginosa, ma non si discostano dalle tante altre pronunce emesse nei mesi scorsi su altre località costiere: secondo i giudici le proroghe delle concessioni balneari sono illegittime e i titoli sono scaduti il 31 dicembre 2023, perciò vanno riassegnati tramite procedure selettive. Il punto di partenza è sempre dalle sentenze dell’adunanza plenaria di novembre 2021, ma questa volta Palazzo Spada ha infierito ulteriormente, in oltre cento pagine che lanciano nuovi segnali negativi al governo Meloni che non ha ancora fatto nulla di concreto per risolvere la situazione”.

Nella fattispecie il massimo organo di giustizia amministrativa ha affermato che è da respingere qualsiasi estensione delle concessioni oltre il 31 dicembre 2023, se non è finalizzata alle evidenze pubbliche, puntando il dito contro le amministrazioni comunali che si sono avvalse della proroga tecnica di un anno concessa dalla legge 118/2022 del governo Draghi, senza avere ancora avviato le gare. Ma soprattutto, Palazzo Spada ha sottolineato che le proroghe automatiche sono in contrasto non solo con la direttiva Bolkestein, ma anche con l’articolo 49 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea. In questo modo i giudici hanno contestato la tesi portata avanti dal governo Meloni, che ha più volte promesso di escludere le spiagge dall’applicazione della direttiva Bolkestein per dare continuità ai concessionari storici.

Palazzo Chigi ha sempre insistito sul fatto che, in base agli articoli 11 e 12 della direttiva, le gare andrebbero effettuate solo in caso di “scarsità della risorsa naturale”, e per affermare che questa non sussiste, ha istituito un tavolo tecnico che ha dichiarato come solo il 33% delle coste italiane è occupato da concessioni. Ma ieri Palazzo Spada ha affermato che "la disapplicazione delle proroghe sulle concessioni demaniali marittime si impone prima, e a prescindere, dall’esame della questione della scarsità delle risorse, che in ogni caso non risulta essere decisiva in quanto anche ove si ritenesse che la risorsa non sia scarsa, le procedure selettive sarebbero comunque imposte dall’articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea». I giudici hanno dunque ribadito la necessità che i Comuni bandiscano subito «procedure di gara imparziali e trasparenti per l’assegnazione delle concessioni ormai scadute il 31 dicembre 2023".

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