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Attualità | 23 maggio 2023, 09:00

Alluvione in Romagna e protezione dell'ambiente: il pensiero di 'Italia Nostra' del Ponente ligure

"Il governo Regionale dovrebbe essere esempio e guida nella tutela dell’ambiente aiutando le amministrazioni locali a ripensare le priorità degli investimenti, dell’economia, della pianificazione urbanistica, dell’organizzazione sociale e territoriale"

Alluvione in Romagna e protezione dell'ambiente: il pensiero di 'Italia Nostra' del Ponente ligure

"Abbiamo tutti negli occhi i drammatici  eventi alluvionali in Emilia Romagna, popolazione a cui va tutta la nostra solidarietà e sostegno, fenomeni che purtroppo si stanno ripetendo con frequenza ed intensità inaudite. La priorità deve assolutamente essere la protezione dell’ambiente ai vari livelli territoriali. Recentemente la Giunta regionale ligure ha approvato uno 'Schema di regolamento recante disposizioni concernenti l’attuazione dei piani di bacino distrettuale, anche stralcio, per le area pericolosità da alluvione fluviale e costiera in attuazione dell’articolo 91 della legge regionale 21 giugno 1999 n. 18 - Adeguamento delle discipline e conferimento delle funzioni agli enti locali in materia di ambiente difesa del suolo ed energia'. Ora questo atto è all’attenzione del Consiglio regionale. Le associazioni ambientaliste Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF, a livello regionale hanno immediatamente chiesto al Presidente Toti di ritirare la delibera che consente di edificare anche in aree a rischio inondazione perchè ritengono quanto proposto un gravissimo errore, e paventano la possibilità di un rischio grave per il territorio, per le abitazioni e per le stesse persone in caso in cui i contenuti di questo regolamento fossero approvati ed attuati".

Interviene in questo modo 'Italia Nostra' del ponente ligure, che prosegue: "Nello schema di regolamento regionale si cerca di far passare il concetto che esiste un 'rischio minore' nel costruire e fare interventi di varia natura accanto a fiumi, torrenti e rivi a secondo della loro portata. Ma proprio quanto avvenuto in questi giorni in Emilia Romagna  mette in dubbio la robustezza del principio di 'minor pericolosità relativa' all’interno di aree a elevata e media alluvione. I drammatici fatti in Romagna evidenziano due fattori di rischio ormai incontrovertibili: la mancata manutenzione e la mala gestione del territorio con accentuata cementificazione; e i mutamenti climatici che stanno dando agli eventi metereologici configurazioni sempre più estreme. Anche dal Ponente ligure ci uniamo al grido di allarme delle Associazioni ambientaliste. Non è più tempo di distillare criteri su COME costruire in aree esondabili. Gli eventi parlano chiarissimo ormai da anni: in aree esondabili non si deve più costruire. Per rispetto verso il territorio che è già troppo cementificato, per rispetto verso quanto esiste sul territorio che è prodotto del lavoro e degli investimenti della gente e che non merita di essere travolto da esondazioni, e soprattutto per rispetto verso la vita umana. Stupisce che la Regione difenda il nuovo Regolamento dicendo che la possibilità di costruire in aree esondabili era già presente nei piani vigenti ad oggi, minimizzando la portata del provvedimento proposto. Ma se si è errato in passato concedendo di costruire in tali zone (e pagandone pesanti conseguenze), non è più possibile perseverare oggi di fronte all’evidenza sempre più incalzante dei rischi che tale possibilità comporta. Le forze politiche devono avere la forza e la responsabilità di invertire la rotta, come tutti gli studi scientifici sui cambiamenti climatici e sull’innalzamento dei mari sono concordi a dire. Studi che dovrebbero orientare gli atti di programmazione territoriale delle Amministrazioni regionali e comunali per le corrette politiche di sviluppo".

"Il governo Regionale - termina 'Italia Nostra' - dovrebbe essere esempio e guida nella tutela dell’ambiente aiutando le amministrazioni locali a ripensare le priorità degli investimenti, dell’economia, della pianificazione urbanistica, dell’organizzazione sociale e territoriale; invece di continuare a 'contrattare' ancora su un territorio come quello ligure, estremamente fragile, già testimone di alluvioni devastanti anche nel nostro Ponente (Ventimiglia, Sanremo con morti e danni all’ambiente e al patrimonio) e in cui è già grave il dato sull’impermeabilizzazione e il consumo di suolo".

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