A Pietrabruna i tronchi centenari degli ulivi stanno scomparendo. Non perché qualcuno li porti via, ci mancherebbe, ma a causa dell’avanzare progressivo, inesorabile delle nuove (più redditizie?) coltivazioni di anemoni e lavanda. “L'ulivo non costituisce più il perno della nostra economia – fanno sapere gli agricoltori locali – sempre più gradualmente viene soppiantato soprattutto dalle coltivazioni di anemoni, nelle quali il paese ha conquistato un'autentica posizione di privilegio”.
Pietrabruna è paese ai limiti tra la zona costiera, con economia basata sui fiori e sul turismo, e quella collinare, spinta dalla monocoltura dell'ulivo che, rispetto a qualche anno fa, sembra oggi dare meno sicurezze economiche a proprietari terreni e aziende contadine.
“Fortunatamente – ricordano gli stessi – abbiamo reagito a questo andazzo e, seppur coltiviamo ancora in parte l'ulivo, cerchiamo di integrare l'economia del paese con attività nuove. Abbiamo creato, con la coltivazione specializzata degli anemoni, un ciclo di lavoro continuo per i dodici mesi dell'anno, tanto che il fenomeno del 'pendolarismo' verso la costa è quasi nullo. L'anemone si pianta in agosto e comincia a produrre in autunno, quando inizia anche il raccolto delle olive. Entrambi questi raccolti vanno avanti sino a primavera. In estate raccogliamo la lavanda, una pianta di cui Pietrabruna ha coltivazioni enormi”.
“Anche da noi gli stranieri hanno comperato molte vecchie case, ma il reddito che essi danno poi al paese non è eccessivo. Unico vero vantaggio é che i foresti, in molti casi, hanno pagato profumatamente, e restaurato, antiche case in pietra che stavano crollando fra l'incuria generale”, confermano in paese. Gli abitanti, che erano circa 1.400 un secolo fa, si sono ridotti a meno di 700, comprese le frazioni di Boscomare e Torre Paponi.