Cronaca - 30 ottobre 2026, 17:40

Caso motorini, Scajola attacca la magistratura: "Il solito copione, l'indagine nasce da una segnalazione"

Il primo cittadino: "La mia azione amministrativa è sempre stata dalla parte dei cittadini e contro ogni sopruso"

“Non ho ricevuto alcun avviso di garanzia e non ho pronunciato la frase  estrapolata dalle carte del pm come ho appreso dalle relazioni depositate al comando della polizia locale dagli agenti presenti presenti quella sera”. Il sindaco di Imperia, Claudio Scajola commenta il coinvolgimento nell'indagine legata alla vicenda degli scooter sottratti al carro attrezzi la sera di giovedì 6 novembre 2025, alla vigilia di Olioliva. Scajola sarebbe intervenuto per bloccare le operazioni e qualcuno aveva segnalato l’accaduto ai carabinieri, facendo partire gli accertamenti.

Prosegue il primo cittadino: "Non posso che constatare con profondo rammarico come siamo davanti all’ennesima fuga di notizie che riguardano indagini in corso di svolgimento e, quindi, coperte dal segreto investigativo. Tant’è vero che io stesso, pur essendo il diretto interessato, allo stato attuale, non ho diritto a esaminare “le carte” raccolte dal pubblico ministero e, pertanto, non dispongo di alcuna contezza delle risultanze investigative sinora acquisite. Ad esempio, non so chi siano le persone già ascoltate dagli organi requirenti, quali siano state le loro “reazioni”, oppure come sia originata la notizia di reato a fondamento di questa (presunta) vicenda. Informazioni che non posso ancora leggere nelle carte ufficiali dell’inchiesta, ma che, ciononostante, ho comunque già appreso. Come? Semplicemente, sfogliando un quotidiano questa mattina". 

"Sfogliando il giornale ho trovato nero su bianco, tra le altre cose, che anche questa indagine nasce da una segnalazione. Se così fosse, nulla di nuovo sotto al sole: si tratterebbe, infatti, di un copione ripetuto così tante volte da essersi scolorito, fino a diventare stanco di sé stesso. Scopriremo, poi, quando potremo leggere gli atti ufficiali del procedimento, se chi ha segnalato abbia una paternità conoscibile oppure se si tratti dell’ennesima fonte confidenziale. Un’espressione elegante, questa, per definire un delatore che si rifugia nell’anonimato. Chissà come mai". 

"E tuttavia, proprio tale aspetto suggerisce una considerazione di più ampio respiro, cruciale, che mi porta a riflettere  sulla pericolosità della deriva di un sistema giudiziario che da troppo tempo tollera di essere sopraffatto da esposti, denunce anonime e segnalazioni di ogni tipo, che non hanno altra finalità (e utilità) se non quella di colpire chi è chiamato a ricoprire ruoli di responsabilità, tentandone di ostacolarne l’operato e sortendo, in concreto, l’effetto di inquinare il naturale estrinsecarsi della dialettica collettiva.  
Una segnalazione priva di qualsiasi fondamento logico prima ancora che giuridico (come nel nostro caso), non può trovare attenzione a priori e incondizionatamente, dissipando risorse investigative pagate da noi tutti, distogliendoci da attività ben più rilevanti e macchiando pubblicamente l’immagine di un uomo delle Istituzioni con meri sospetti o ricostruzioni fantasiose. 
Allo stesso modo, non possiamo più tollerare che chi riveste una funzione di rilievo pubblico, per ciò solo, sia condannato a vivere sotto la costante minaccia di una responsabilità oggettiva e perenne, sospesa sul proprio capo come una spada di Damocle, che valga a giustificare il suo diventare un indagato seriale".

"Mi sono limitato a chiedere la sospensione delle rimozioni dei mezzi perché  sulla via non sarebbero stati posizionati stand per la manifestazione e a sottolineare che nelle che se nelle ore successive tali mezzi avessero arrecato intralcio si sarebbe provveduto alla rimozione.  La mia azione amministrativa è sempre stata dalla parte dei cittadini e contro ogni sopruso e anche in quella occasione ho agito con questo spirito. 
Come è mia consuetudine, collaborerò con il pubblico pinistero e gli investigatori per ripristinare, quanto prima, una corretta e compiuta ricostruzione dei fatti, fornendo tutte le risposte e i chiarimenti che reputeranno necessari.
Lo faccio con la speranza che questa inchiesta non segua la stessa sorte che ha segnato la “vicenda Maiolino”: attendere quattro lunghi anni di indagini e di processo, con un notevole dispendio di tempo e risorse pubbliche, oltre che con mio sacrificio personale, prima che un Giudice accertasse l’assoluta infondatezza dell’originaria ipotesi accusatoria. Un’accusa che, proprio come in questo caso, era fondata sul nulla".