Anche Imperia è stata protagonista questa mattina della mobilitazione studentesca organizzata nell'ambito dello sciopero generale indetto dalla Usb. Un corteo, formato da 400 persone che ha attraversato le strade cittadine con partenza da piazza Ulisse Calvi, portando al centro dell'attenzione due temi particolarmente sentiti dai manifestanti: la lotta contro il carovita e la richiesta di disarmo e pace. Michelangelo Bensa, (Usb): "Questo sciopero parte dal porto di Genova, con l’obiettivo di indire una mobilitazione internazionale dei portuali che si rifiutano di imbarcare armi, coinvolgendo 100 porti in tutto il mondo, distribuiti su cinque continenti. Nelle ultime settimane, poi, vista la richiesta del popolo italiano, Usb ha deciso di indire uno sciopero generale, sempre collegato ai temi della sanità, dell’istruzione e della casa. È sempre più difficile vivere: basti pensare alla spesa alimentare e agli stipendi dei lavoratori. Chiediamo un salario netto di 2.000 euro e, più in generale, il diritto a vivere e a curarsi. Chiediamo inoltre l’istituzione del reato di omicidio sul lavoro".
La manifestazione provinciale ha visto la partecipazione degli studenti, scesi in piazza per esprimere il proprio dissenso rispetto all'aumento del costo della vita e per chiedere un cambio di rotta nelle politiche internazionali, con una maggiore attenzione alla diplomazia e alla riduzione delle spese militari. Al centro della protesta anche le difficoltà economiche che pesano sulle famiglie e sulle giovani generazioni. L'aumento dei prezzi, il costo degli affitti, le spese per i beni di prima necessità e le incertezze sul futuro rappresentano questioni che alimentano il malcontento e spingono una parte del mondo studentesco a chiedere risposte concrete. Emiliano Morabito, rappresentante degli studenti dell’Artistico del capoluogo , in autogestione da lunedì scorso: "Il nostro obiettivo era dimostrare di saperci autogestire e mantenere l’ordine e il rispetto delle aule e della scuola che viviamo. Dato che è il nostro habitat, ci sembrava giusto portare rispetto nella maniera più pulita e ordinata possibile".
Accanto alle rivendicazioni economiche, la mobilitazione ha rilanciato il tema del disarmo, con la richiesta di investire maggiormente nelle politiche sociali, nell'istruzione, nella sanità e nei servizi pubblici, anziché destinare risorse crescenti agli armamenti. La protesta imperiese si inserisce nel quadro dello sciopero generale, che ha interessato diverse categorie di lavoratori e numerosi territori, con iniziative e manifestazioni organizzate a livello nazionale e locale.
I manifestanti hanno, inoltre, espresso solidarietà agli imperiesi fermati in Cisgiordania e all’attivista propal Susanna Bernoldi.
Francesco Mamberto, (Rifondazione Comunista): "Perché tassare i ricchi? Perché, a oggi, lo Stato italiano non applica una tassazione progressiva, come previsto dalla Costituzione. Chiedere di tassare dell’1% i patrimoni superiori ai due milioni di euro è una riforma che avrebbe potuto fare anche la Democrazia Cristiana. Oggi non ci sono i soldi per la sanità, la scuola, lo stato sociale e per calmierare i prezzi della benzina. A Imperia, i pescatori non hanno nemmeno modo di vedere retribuito il proprio lavoro. La gente non ce la fa più".
Per quanto riguarda il settore dei trasporti, il personale è stato precettato, con l'obiettivo di garantire la continuità dei servizi ed evitare disagi alla mobilità. Una misura che ha caratterizzato la giornata di mobilitazione e che si affianca alle iniziative di protesta promosse dalle altre categorie.