Mancato invito dei capigruppo di minoranza alla giornata inaugurale dell’Assemblea nazionale dell’Upi, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: con una lettera aperta al consigliere del Pd Ivan Bracco, il sindaco Claudio Scajola respinge le accuse, ricostruisce i criteri adottati per gli inviti e critica duramente la polemica sollevata dall’esponente dell’opposizione, sostenendo che la visita del Capo dello Stato avrebbe dovuto rappresentare un momento di unità per la città.
Consigliere, ho letto con profonda amarezza la polemica che Lei ha sollevato in occasione della recente visita del Capo dello Stato e con sconcerto il fatto che Lei abbia fatto questa polemica prima ancora che il Presidente della Repubblica prendesse la parola al Teatro Cavour.
Evidentemente Lei ha ritenuto le Sue parole più importanti di quelle del Capo dello Stato e la sua voglia di polemizzare più preziosa di una giornata bella e storica per l'intera città.
Se da un lato questa vicenda mi ha molto amareggiato, dall'altro mi rallegra aver ricevuto in queste ore moltissimi messaggi di gioia per l'evento e altrettanti di biasimo per un comportamento, il suo, tanto pieno di astio e tanto povero di amore per la città.
Alcuni di questi mi sono giunti anche da personalità storiche della sinistra, che hanno trovato in questa sua uscita qualcosa di estremamente lontano dalla loro tradizione e dalla loro cultura.
Veniamo ai fatti.
L'Assemblea nazionale dell'UPI è, come si evince in maniera elementare dal nome stesso, un evento dell'UPI e non del Comune, con un cerimoniale proprio, che evidentemente Lei non conosce. Oltre alla rappresentanza comunale da questo prevista, cioè il presidente del Consiglio Comunale e i membri della Giunta, ho invitato, in proporzione democratica alla rappresentanza consiliare, tre membri della maggioranza e due della minoranza, individuati i primi nei tre capigruppo e i secondi negli esponenti di ruoli istituzionali appartenenti all'opposizione: la vicepresidente del Consiglio Comunale, Laura Amoretti, e la presidente della Commissione Affari istituzionali, Deborah Bellotti.
Come si vede, nei limiti delle possibilità organizzative del Comune, vi è stata la volontà di coinvolgere quanto più possibile. D'altronde, non è mio costume agire come Lei sostiene.
Come ben ricorderà, per la visita del Presidente della Repubblica programmata a Imperia due anni fa, poi annullata per le gravi ragioni che conosciamo, furono invitati tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza, trattandosi di un evento organizzato in quel caso, direttamente dal Comune, a differenza di quest'ultimo appuntamento.
E Lei stesso potrà testimoniare di essere sempre stato invitato alle iniziative dell'Amministrazione, fossero di natura istituzionale, culturale o sociale, sebbene raramente Lei abbia deciso di prendervi parte.
Quanto al cerimoniale, basta riascoltare gli interventi pubblici dei partecipanti all'Assemblea, provenienti da ogni parte d'Italia e di ogni estrazione politica, che hanno lodato spontaneamente, senza che ciò fosse dovuto, l'ospitalità e l'organizzazione della città.
Questo fa piacere a me, ma dovrebbe far piacere all'intera comunità, perché è stata tutta Imperia a fare bella figura.
Non mi dilungo oltre poiché i fatti mi sembrano chiarissimi e solo un'interpretazione malevola potrebbe attribuire loro un significato diverso.
Credo che esista un tempo per la polemica politica, giusta e legittima, e un tempo per l'unità.
La visita del Capo dello Stato, per sua stessa definizione, dovrebbe appartenere al secondo.