C'è una luce particolare che taglia l'aria nel piazzale della ditta Strescino in Caramagna. È una luce viva, quasi marina, che si rifrange sulle migliaia di vetri impilati all'aperto, accende sfumature cangianti sulle bottiglie pronte per lo stoccaggio e testimonia, senza bisogno di troppe parole, come il lavoro viscerale possa farsi identità intima di un intero territorio. Entrando nella struttura principale, dove il recente restauro conservativo lascia trasparire le tracce del passato di un antico magazzino dell'olio, la storia non la si legge sui documenti d'archivio o sui bilanci d'esercizio: la si respira nei dettagli. Si avverte nel profumo del legno dei bancali, nel rumore sordo dei carrelli elevatori che si muovono con precisione millimetrica e nella pietra viva che sostiene le campate.
È qui che Pasquale Strescino — per tutti semplicemente Pasqualino, classe e tempra d'altri tempi, insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica nel 2004 — continua a sorvegliare con sguardo severo, appassionato e attento la vita dell'azienda fondata da suo padre. Fuori, fin dalle prime ore del mattino, il figlio Paolo coordina con disinvoltura la movimentazione dei carichi, passando con naturalezza dalle maniche rimboccate del piazzale alla scrivania dell'amministrazione. Un'immagine plastica, quasi un quadro d'epoca calato nella contemporaneità, che sintetizza la forza di un'impresa familiare capace di attraversare oltre cent'anni di storia industriale e umana senza mai staccarsi dalle proprie radici e dalla propria terra.
Le origini: l'intuizione del 1921 e il tempo del carro a cavalli di Salvatore
Per capire davvero l'evoluzione del tessuto economico imperiese e la parabola della famiglia Strescino, bisogna fare un salto indietro nel tempo e tornare al 27 luglio 1921. L'Italia sta ancora faticosamente rimarginando le ferite profonde della Prima Guerra Mondiale. Salvatore Strescino, ex bersagliere ciclista tornato dalle trincee insanguinate del Carso con le gambe forti e la mente aperta al futuro, intuisce che il mondo dell'olio d'oliva sta cambiando per sempre.
Fino ad allora, l'olio del Ponente ligure viaggiava prevalentemente sfuso, stipato in otri o in grandi botti di legno dove il contatto con l'aria rischiava spesso di deteriorarne l'aroma e la qualità. Mancavano garanzie, mancava la trasparenza e mancava l'idea stessa di una conservazione sicura e a lungo termine. Salvatore comprende prima di altri che l'oro liquido della Riviera necessita di uno scrigno protettivo, pulito, inerte e capace di valorizzarne la limpidezza: il vetro.
Nacque così un'attività fatta di puro sudore e lungimiranza. Salvatore inizia ad acquistare le prime damigiane direttamente dalle storiche vetrerie savonesi. Il vetro arriva grezzo, nudo, fragilissimo per le strade dell'epoca. Nel piccolo laboratorio dell'allora via Caramagna (oggi via G. Airenti), il primo nucleo dell'azienda, il lavoro si fa manuale e artigianale: le damigiane vengono impagliate a una a una per proteggerle dagli urti inevitabili durante i viaggi sconnessi verso l'entroterra.
La logistica di allora non aveva nulla a che vedere con quella moderna. Salvatore carica le damigiane su un pesante carro a cavalli e sfida le salite ripide e polverose delle vallate liguri. Per raggiungere Montalto Ligure o i frantoi arroccati della Valle Argentina impiega anche ventiquattrore consecutive, affrontando il cambio delle bestie stremate presso le stalle di Badalucco e dormendo spesso all'aperto. In quegli stessi anni Venti, mentre la nuova città di Imperia muove i suoi primi passi unificando sotto un unico nome undici borghi storici diversi — da Oneglia a Porto Maurizio —, la ditta Strescino crea un ponte essenziale tra la produzione artigianale dei coltivatori della preziosa cultivar Taggiasca e i mercati di consumo che iniziano a richiedere un prodotto garantito e ben confezionato.
Le donne dell'intreccio e la tenacia incrollabile di Libera “Albina”
La storia delle grandi famiglie d'impresa è spesso costellata di momenti drammatici che ne mettono a dura prova l'esistenza stessa. Per gli Strescino, la prova più dura e dolorosa arriva nel 1956, quando il fondatore Salvatore scompare prematuramente. L'azienda perde la sua guida, il suo pilastro commerciale, e rischia seriamente di interrompere la sua corsa proprio mentre l'Italia si avvia verso la ricostruzione e lo sviluppo economico.
È in questo momento critico che emerge con forza straordinaria la figura di Libera Caramello, per tutti nota semplicemente come Albina, moglie di Salvatore. In una società e in un mondo economico ancora marcatamente patriarcali, dove la presenza femminile ai vertici d'impresa era una rara eccezione, Albina non si fa abbattere dal dolore e prende fermamente in mano le redini dell'attività con una determinazione incrollabile.
Il cortile di casa Strescino si trasforma in un cantiere operoso. Albina organizza e guida le "donne dell'intreccio": squadre di artigiane specializzate del paese che si ritrovano ogni giorno per ammorbidire i giunchi d'acqua e l'erba palustre nelle vasche, per poi intrecciarli con maestria attorno alla pancia delle damigiane. Erano mani rapide, segnate dalla fatica ma capaci di creare rivestiture perfette, calibrate per proteggere il vetro dalle sollecitazioni del trasporto.
Accanto ad Albina cresce il giovane Pasqualino. Non ancora in possesso della patente di guida per via della giovanissima età, Pasqualino non esita a salire a bordo del camion per assicurare personalmente le consegne nei frantoi e nelle cantine delle valli. Guida con la prudenza di chi sa di trasportare il futuro stesso della propria famiglia, affrontando strade strette, sterrate e tornanti a gomito. Grazie alla visione salda di Albina e alla dedizione totale di Pasqualino, la ditta Strescino non solo supera la crisi del dopoguerra, ma consolida la propria reputazione di affidabilità in tutto il Ponente ligure.
Il boom economico e la rivoluzione del packaging moderno
Con l'arrivo degli anni '70-80, l'Italia vive una trasformazione radicale dei propri consumi. L'affermazione della Dieta Mediterranea sulle tavole nazionali e internazionali trasforma l'olio d'oliva e l'extravergine da semplice condimento locale a vera e propria icona del Made in Italy nel mondo.
Le abitudini cambiano rapidamente: le vecchie botti e le grandi damigiane da travaso lasciano gradualmente il passo alle bottiglie in vetro da litro, tre quarti o mezzo litro, pronte per essere etichettate, sigillate e spedite sui mercati di tutto il mondo. La richiesta di contenitori in vetro registra un'impennata travolgente e l'attività aziendale deve evolversi per rispondere a volumi industriali.
È il momento della grande svolta strategica. Pasqualino Strescino intuisce che l'attività artigianale dell'impagliatura deve lasciare il campo a una struttura logistica moderna, organizzata e all'avanguardia. La ditta Strescino si specializza nella fornitura su vasta scala di packaging agroalimentare completo: non più soltanto damigiane e bottiglie per l'olio, ma anche vasi in vetro per le conserve, i sottoli, il pesto e le olive in salamoia, affiancati da tappi, capsule e chiusure di sicurezza.
Anticipando le esigenze sia delle grandi aziende olearie sia dei piccoli produttori agricoli dell'entroterra, la Strescino diventa il punto di riferimento e il polmone logistico dell'intera filiera alimentare ligure. L'azienda garantisce scorte sempre disponibili in magazzino, consulenza tecnica sulla scelta delle forme di vetro più adatte a proteggere e valorizzare il prodotto, e una distribuzione capillare capace di servire tempestivamente ogni realtà del territorio.
La sede di Caramagna e il valore della famiglia
Nel 2000, la Strescino ha trasferito la propria sede operativa in via Caramagna 190 a Imperia — a cui si affianca il magazzino di Valle Impero come sede logistica secondaria —, insediandosi all'interno dei capannoni dell'ex Consorzio Agrario Interprovinciale, in precedenza storici magazzini del commerciante e mediatore d'olio Giobatta Conte. Da oltre venticinque anni questa struttura rappresenta il cuore pulsante dell'azienda.
L'operazione principale è stata la riconversione logistica e il riutilizzo degli ampi spazi industriali esistenti per adibirli a magazzino e centro di distribuzione per il packaging in vetro e i prodotti legati alla Dieta Mediterranea, radicando l'innovazione e la crescita aziendale in un luogo fortemente legato all'identità industriale e commerciale imperiese.
È qui che si intreccia il ricordo di Loredana, la mamma di Paolo: donna vulcanica, dall'animo imprenditoriale e dallo spiccato senso del lavoro, è stata protagonista dell'evoluzione aziendale apportando un supporto determinante tra la metà degli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta, guidando con intuito alcune scelte fondamentali e venendo ricordata ancora oggi come un'ottima cuoca. A lei si affianca la memoria di Sara, sorella di Paolo, che per oltre vent'anni è stata parte attiva con passione e professionalità della famiglia e della gestione aziendale. Oggi la ditta Strescino rappresenta un esempio raro di continuità e unione generazionale.
L'equilibrio quotidiano tra l'operosità dinamica del piazzale e la visione strategica degli uffici racconta come il lavoro d'impresa, quando è spinto da un legame familiare autentico, possa trasformarsi in un vero patrimonio sociale, umano e culturale per una città intera. È una storia fatta di fatiche antiche, intuizioni coraggiose, presenze indimenticabili e profonda fedeltà alle proprie radici che continua a muoversi ogni giorno, da oltre cent'anni, al ritmo orgoglioso e operoso di Imperia.