L’intervento dei carabinieri dopo l’incidente che ieri sera ha coinvolto un Tir sulla Statale 28 ha evidenziato, ancora una volta, un problema che non può essere scaricato sulle spalle dei militari presenti sul territorio. Se in servizio ci sono soltanto due uomini dell’Arma, quelli di Nava, chiamati a fronteggiare contemporaneamente le esigenze di un territorio e un incidente che richiede un intervento, il punto non è chiedersi perché quei due carabinieri non abbiano fatto di più. Il punto è chiedersi perché fossero soltanto in due.
La responsabilità organizzativa viene prima dell’emergenza. È a monte che si decide quante pattuglie possono essere impiegate, con quali turni e con quali risorse si deve garantire la sicurezza di una zona caratterizzata da strade importanti, traffico pesante e collegamenti spesso complessi. E allora la domanda va posta alla catena di comando: alla struttura territoriale, alla Tenenza e ai livelli superiori dell’Arma che devono distribuire uomini e mezzi sulla base delle necessità reali del territorio.
Ma la questione non finisce necessariamente a Imperia. Se le risorse disponibili sono insufficienti, il problema riguarda anche i livelli centrali, fino a Roma, dove le risorse vengono programmate e assegnate.
Non si può pretendere un presidio efficace del territorio senza garantire gli strumenti necessari per realizzarlo.
I due militari che ieri sera erano in servizio non sono il problema. Sono, semmai, l'ultimo anello di una catena organizzativa che deve funzionare prima che accada un incidente.
Perché quando un Tir si ferma sulla Statale 28, il tempo dell'organizzazione è già finito. A quel punto servono uomini. E se gli uomini non ci sono, la domanda non va rivolta a chi è rimasto in strada: va rivolta a chi avrebbe dovuto metterceli.