"La vostra generosità non resterà soltanto legata alla nostra storia". La famiglia di Giancarlo Rubini, il pievese rimasto bloccato in Thailandia dopo un grave malore, ha voluto rendere pubblico, sui social, il bilancio della raccolta fondi avviata nei mesi scorsi per sostenere le spese sanitarie e il rimpatrio dell'uomo.
Una solidarietà straordinaria, che ha permesso di raccogliere complessivamente 92.748,81 euro. Una parte della somma è stata utilizzata per affrontare le ingenti spese mediche sostenute durante la lunga degenza al Bangkok Hospital di Phitsanulok e per il rimpatrio sanitario in Italia. Rubini si trovava in Thailandia per fare visita ai familiari della moglie, scomparsa tre anni fa, e per sistemare alcune pratiche burocratiche, quando è stato colpito da un grave malore. La situazione aveva reso necessario un lungo percorso sanitario prima di poter organizzare il rientro in Italia. A lanciare la raccolta fondi era stato il genero. Poi, una volta rientrata in Italia, la famiglia ha ricevuto un rimborso assicurativo di 60 mila euro. Una parte consistente della cifra raccolta è quindi rimasta a disposizione.
Da qui la decisione della famiglia di condividere quella generosità. Sono state effettuate quattro donazioni da 10mila euro ciascuna, per un totale di 40mila euro, destinate alla Croce Rossa Italiana – Comitato di Pieve di Teco, all'Associazione Onlus Nicola Ferrari, alla Croce Bianca di Pornassio e alla Croce Rossa Italiana – Comitato di Imperia. "Abbiamo scelto queste quattro realtà con il desiderio che una parte della straordinaria generosità che ci avete dimostrato possa ora trasformarsi in aiuto concreto per altre persone", spiegano.
Intanto, Rubini dopo il lungo ricovero al San Raffaele di Milano, è stato trasferito all'Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure per completare il percorso riabilitativo e ora si trova a Pieve di Teco, presso la Casa di Riposo Borelli. "Possiamo dire che mio papà è quasi a casa -commenta la figlia Sabrina-. Le sue condizioni sono stabili. Non è ancora autosufficiente e ha bisogno di assistenza, ma la nostra speranza è che, con il tempo e la riabilitazione, possa recuperare almeno in parte la propria autonomia. A distanza di mesi, sento finalmente di poter dire grazie a tutte le persone e agli Enti che, in modi diversi, ci hanno aiutato a tornare a casa".