Riceviamo e pubblichiamo
Spettabile Redazione de La Voce di Imperia,
Vi scrivo con l’amarezza e l’incredulità di chi, da fin troppo tempo, prova a rompere un muro di silenzio. Sono la mamma di un ragazzo autistico seguito dal Centro per l’Autismo "Piccolo Principe" di Sanremo. Un presidio fondamentale, che dovrebbe rappresentare un punto di riferimento e una bussola per le nostre famiglie, ma che da tempo sembra aver staccato la spina della comunicazione.
Da una quantità di tempo inaccettabile sto cercando di mettermi in contatto con il neuropsichiatra che segue mio figlio per fissare un colloquio urgente. Ho provato in ogni modo: chiamate, solleciti, richieste di essere ricontattata. Il risultato? Zero risposte. Nessun segnale, nessuna telefonata di riscontro, nemmeno una riga di spiegazione.
Vorrei chiarire che la mia non vuole essere un’accusa personale: conosco bene l'enorme carico di lavoro e la pressione a cui sono sottoposti i medici e gli specialisti del settore. Tuttavia, so di non essere l'unico genitore in attesa e che tante altre famiglie condividono questa stessa condizione di stallo e solitudine.
Ciò che rende questa situazione ancora più dolorosa è che mio figlio sta affrontando un momento di reale sofferenza, ed è stato lui stesso a chiedermi più volte di poter parlare con il suo neuropsichiatra. Vedere un figlio che esprime il bisogno di un aiuto specialistico e dovergli rispondere solo con il silenzio delle istituzioni è un peso insostenibile per un genitore.
Dietro la diagnosi di un ragazzo non c’è solo una cartella clinica: c’è una vita in continua evoluzione, ci sono equilibri delicatissimi che possono incrinarsi da un momento all’altro, ci sono fasi di crisi in cui il supporto specialistico non è un "extra", ma una necessità primaria. Quando chiediamo un colloquio con urgenza, non lo facciamo per capriccio: lo facciamo perché ci sono sofferenze da intercettare, terapie da valutare, condotte da comprendere.
Non mi aspetto risposte immediate a ogni minima sciocchezza, ma un’attesa così prolungata nell'indifferenza totale evidenzia una difficoltà di sistema non più sostenibile. Ci si sente letteralmente abbandonati dalle strutture che dovrebbero prenderci per mano.Chiedo spazio sulle vostre pagine non per puntare il dito, ma per fare presente una realtà difficile e quotidiana, con la speranza che chi di dovere si renda conto di cosa significa trovarsi a gestire le complessità dell'autismo senza un canale di confronto attivo con il medico di riferimento. Noi genitori mettiamo in campo ogni energia possibile, ogni giorno, ma da soli non possiamo fare tutto. Abbiamo diritto a non essere lasciati soli.
Una madre stanca di attendere.