Quindici giorni senz’acqua: Non un disagio di qualche ora, ma una situazione che si trascina da oltre due settimane e che sta facendo esplodere la protesta degli abitanti di Diano Arentino. A farne le spese sono soprattutto le abitazioni che non dispongono di un’autoclave autonoma e che, di fronte alle continue interruzioni e alla scarsa pressione della rete, si ritrovano di fatto con i rubinetti a secco.
Una situazione che, con il passare dei giorni, sta diventando sempre più difficile da sopportare. "Non si può cucinare, non ci si può lavare", raccontano i residenti, sottolineando come il problema non sia più soltanto legato alla comodità quotidiana, ma anche alle condizioni igieniche delle abitazioni. E la rabbia cresce perché, secondo quanto riferiscono gli abitanti, non sarebbero state messe a disposizione nemmeno autobotti per garantire almeno un minimo di approvvigionamento idrico alle famiglie rimaste senz’acqua.
nel mirino finisce inevitabilmente Rivieracqua, il gestore del servizio idrico. I residenti lamentano infatti l’assenza di risposte e chiedono di sapere quando la situazione tornerà alla normalità. Domande che, a quanto riferiscono gli stessi abitanti, sarebbero rimaste finora senza una risposta concreta. A rendere ancora più esplosiva la situazione c’è poi il quadro complessivo della rete idrica del comprensorio.
Tra Diano Marina e Diano Castello si stanno infatti moltiplicando le rotture, con interventi che finiscono per provocare ulteriori interruzioni e disagi. Il risultato è un effetto domino: da una parte una rete che mostra sempre più frequentemente problemi, dall’altra cittadini costretti a fare i conti con rubinetti asciutti e servizi essenziali che vengono meno.
Per chi vive nelle abitazioni prive di sistemi autonomi di accumulo e pressurizzazione, il problema diventa ancora più pesante. Quindici giorni senz’acqua sono un’enormità, soprattutto quando non viene indicata una soluzione alternativa capace di garantire almeno i servizi indispensabili.
La protesta, dunque, monta. E la domanda degli abitanti è semplice: chi deve garantire l’acqua nelle case e perché, dopo quindici giorni, alcune famiglie sono ancora costrette a fare i conti con una situazione del genere? Ora i residenti chiedono risposte immediate, interventi risolutivi e, soprattutto, un servizio sostitutivo