Imperia, primavera 1979, 47 anni fa… In città c’è un esercizio commerciale ogni 86 abitanti, la media nazionale è un negozio ogni 140 abitanti. Un’eccessiva proliferazione di attività, negli ultimi anni, che ha fatto acquisire a Imperia il non desiderato appellativo di città capoluogo più cara d'Italia.
Questa è la constatazione più importante emersa durante il recente incontro fra i rappresentanti degli operatori commerciali, l'amministrazione comunale e i tecnici della Somea, società che per conto del comune ha svolto una dettagliata analisi sulla composizione del tessuto commerciale imperiese. Per eliminare gradualmente questa polverizzazione è allo studio un piano che dovrebbe concretizzarsi in una nuova regolamentazione del rilascio delle nuove licenze e del rinnovo di quelle preesistenti.
In effetti, senza volere mortificare eventuali iniziative, tutti sono stati concordi nell'affermare che “qualcosa bisogna fare per difendere i commercianti ma anche, e soprattutto, i consumatori”, costretti a pagare un prezzo esorbitante per ogni articolo acquistato. “Un negozio con soli 80-90 clienti deve per forza caricare maggiori spese generali”, è stato confermato dagli esperti. Il piano in preparazione prevede, pertanto, limitazioni che potranno anche giungere, per certe zone e per certi articoli, al rifiuto puro e semplice di nuove licenze, mentre sarà anche regolamentata la cessione di quelle già rilasciate per evitare che si perpetuino. I partecipanti hanno però convenuto che “per taluni articoli e per talune zone della città, si dovrà prescindere da criteri troppo stretti, e questo allo scopo di rilanciare i rioni storico-turistici dove sarebbe auspicabile si creassero centri di produzione e rivendita artigianale o di antiquariato”.
Caso emblematico è il Parasio, culla della vecchia Porto Maurizio. Questo borgo, di grande bellezza, è andato gradualmente decadendo per l'allontanamento di ogni attività commerciale e artigiana. Per riattivarlo, sia il Comune sia l'Azienda di soggiorno puntano sul turismo: si vorrebbe ottenere che il quartiere diventi centro di richiamo cittadino utilizzando i molti fondaci esistenti, attualmente quasi tutti chiusi. Secondo la regolamentazione generale per il rilascio delle licenze, i vecchi magazzini e depositi non potrebbero essere utilizzati per questa trasformazione: occorrerà approvare una deroga che permetta, a chi vorrà, di sfruttarli per attività specifiche (artigianato, studi di artisti, negozi di antiquariato o di souvenir), indipendentemente dallo spazio disponibile.
“Il Parasio – è stato osservato nell’incontro - se ben sfruttato, potrebbe diventare una piccola Saint Paul de Vence rivierasca, con capacità di richiamo turistico utile poi all'intera città”.