Domenica d'agosto, lungo l’arenile del Prino, ho assistito a una scena che, in una giornata d’estate, merita forse di essere raccontata. Un papà — forse un turista — sta giocando con la sua bambina sulla battigia. Una piccola buca scavata nella sabbia e riempita con l’acqua del mare è diventata una piscina in miniatura. Dentro, la bambina si diverte con le intramontabili paperelle di gomma.
A un certo punto arriva un giovanissimo bagnino. Si avvicina e, con un tono quasi imbarazzato, esordisce più o meno così: "Scusa, non voglio romperti le palle, però non si potrebbe fare…". il rischio, evidentemente, che quella buchetta possa trasformarsi in una pericolosissima voragine sulla spiaggia.
Il papà ascolta, senza protestare. E garantisce al ragazzo che, una volta finito il gioco, avrebbe ricoperto tutto, riportando la sabbia esattamente al suo posto.
Il bagnino si accontenta. Ma, prima di allontanarsi, non rinuncia alla raccomandazione finale: "Mi raccomando, fallo…". E così, mentre la bambina continua a giocare indisturbata con le sue paperelle, la grande macchina della sicurezza balneare può considerarsi soddisfatta: la "voragine" è sotto controllo.
Naturalmente, ogni commento ulteriore sarebbe superfluo. Soprattutto in questa strana estate imperiese, nella quale i turisti sembrano essersi volatilizzati persino alla vigilia di Ferragosto, quando ci si aspetterebbe di vedere spiagge brulicanti. Invece no.