Politica - 11 agosto 2026, 15:35

Ex Isnardi, Rifondazione: "Il degrado non si combatte con la sola repressione"

"Servono presidio pubblico, politiche sociali e una diversa idea di città"

"Ogni spazio abbandonato è, sacrosantamente, occupato da chi spazi non ne ha, da chi è cacciato nelle discariche sociali, da chi paga lo scotto di una società votata al profitto".  Così il Partito della Rifondazione Comunista interviene in merito alla situazione di degrado del complesso ex Isnardi oggetto di segnalazioni dei residenti del quartiere. 

"Chi vive o transita nella zona di via XXV Aprile osserva uno specchio della nostra società e, forse, in particolare di Imperia. Da un lato il continuo favore nei confronti del cemento, dei grandi cantieri, dei centri commerciali, e di ogni intervento a favore di un turismo speculativo e da cartolina a tutto svantaggio della vivibilità urbana per chi col suo lavoro tiene in piedi tutta la baracca-Imperia. Dall’altro una precarizzazione che produce reddito infimo ed insicuro, una struttura produttiva devastata dal tutto-turismo, una assoluta latitanza nei confronti del rispetto degli oneri di urbanizzazione (già di per sé ridicoli a fronte dei profitti privati che quegli interventi producono), con conseguenti marginalità che sono causa di degrado, inciviltà e persino micro-criminalità".

Secondo Rifondazione, "interventi urbanistici mai conclusi, mai messi a decoro, privi della vitalità che i piccoli esercizi commerciali garantiscono con il loro presidio, sono terreno fertile di quel degrado, che non risolvibile con la repressione in qualsivoglia forma la si voglia tentare. Certo, alcuni comportamenti generano comprensibile disagio, preoccupazione e fastidio che scivolano nel cosiddetto allarme sociale, pane per ogni sorta di populismo di destra come di “sinistra”. E la richiesta di controllo è sacrosanta, ma non può essere tentata con maxi interventi episodici che generano una “guerra per bande” bensì con un presidio costante, non chiassoso, non propagandistico, ma reale, paziente, e con l’impiego di personale rigorosamente pubblico e costituzionalmente formato: non ronde, non criminali da ICE americani, ma consapevolezza che senza la recisone alla fonte delle cause di marginalità tutto sarà vano, e passato “il controllo” gli spazi degradati riprenderanno ad ospitare il degrado".

Rifondazione cita alcuni esempi: "Il parcheggio sotterraneo dell’ex Isnardi, realizzato a scomputo degli oneri di urbanizzazione e ceduto al Comune nel 2008, è da sempre impraticabile. Lo stesso vale per il parcheggio sotterraneo di lungomare Marinai d’Italia, anch’esso realizzato a scomputo degli oneri e per anni sommerso dall’acqua". Poi l'area dei Toscanini e di Italcementi.  "Ogni spazio abbandonato è – sacrosantamente - occupato da chi spazi non ne ha, da chi è cacciato nelle discariche sociali, da chi paga lo scotto di una società votata al profitto".

A Imperia il progetto “Cena fuori” offre per cinque giorni alla settimana, tutto l’anno, cibo e conforto a persone senza dimora o in grave difficoltà abitativa, aiutando anche i loro animali d’affezione. "Ma perché esiste questo problema, e perché è necessaria la buona volontà e grande solidarietà del volontariato per donare un minimo di aiuto? Forse perché si tratta di persone geneticamente portate a dividere lo spazio con i rifiuti ? O piuttosto perché viviamo in una società che ha cancellato i valori della costituzione repubblicana sostituendoli con quelli del capitalismo che vede solo ciò che crea profitto e cancella come ragni in una stanza tutti coloro ne disturbano l’immagine cartolina?

E’ doveroso lamentare con forza l’abbandono e pretendere interventi, ma è anche il caso di sottolineare che esso è generato dalle istituzioni che tollerano le inadempienze dei palazzinari e cavalcano la giusta rabbia dei cittadini con interventi polizieschi tanto crudeli quanto inutili.

Bisogna avviare percorsi veri di integrazione, ma essi sono possibili solo in una visione urbanistica sociale per tutti e non volto al profitto per le solite grandi famiglie, i soliti amici, le solite Imprese, termine quest’ultimo che oggi tradisce completamente l’articolo 41 della Costituzione".