A Imperia, quest'estate, la gente deve rassegnarsi a biove e michette del giorno prima, almeno la domenica e nei festivi.
Panifici chiusi ne giorni di festa e scoppiano le polemiche, soprattutto tra i turisti. La guerra del pane colpisce infatti in primis gli ospiti, che concentrano appunto le loro presenze nei weekend. Ma non è tutto. A pochi chilometri di distanza, e cioè al di là di Capo Berta, oppure verso l'entroterra, il pane fresco si trova anche alla domenica. “La gente è disorientata: come si può parlare di sviluppo del turismo quando esistono ancora situazioni così assurde?”, commenta un albergatore di Porto Maurizio, che si fa portavoce della categoria.
Il problema, dal punto di vista legislativo, è assai complesso. Imperia, vincolata dalla speciale normativa prevista per le città capoluogo di provincia, è riuscita a ottenere alcune deroghe per l'apertura domenicale degli esercizi commerciali nelle zone a spiccata vocazione turistica: Borgo Marina, Borgo Prino e Spianata Borgo Peri. Anche in questo caso, però, non è facile mettere tutti d'accordo. “All'interno delle stesse zone, infatti, alcuni commercianti preferiscono tenere chiuso e fare vacanza – conferma il consigliere Rodolfo Leone - si aggiungono poi altre questioni: per legge, non si può panificare alla domenica mentre, per assurdo, si può commerciare il pane”.
Dunque, vietato panificare a Imperia ma se lo si acquista fresco da qualcuno che lo produce, ovviamente fuori città, si può vendere tranquillamente. In questa situazione confusa, alle lamentele di molti, è seguita la mobilitazione di alcuni panificatori. “Cosi non si può andare avanti, almeno per il periodo estivo è necessaria una deroga al regolamento. In una città con aspirazioni turistica come Imperia, la disponibilità di pane fresco va intesa come un'importante iniziativa a favore della clientela, composta in maggioranza da ospiti”, osservano alcuni panificatori. Per trovare una via d'uscita, è già stata convocata una riunione ad hoc dei panificatori dell’Unione commercianti.
Non tutti, infatti, sono d'accordo. Alcuni (con forni situati in zone più decentrate), sembrano favorevoli al divieto generalizzato. Un altro gruppo, invece, chiede di poter lavorare. “La via di uscita c’è – dice l’associazione – basta rendere la panificazione locale facoltativa, l'eventuale deroga è di competenza della prefettura. Per i contravventori, le multe sono salate (dalle 100 mila lire in su)”.
“Personalmente potrei anche essere d'accordo, ma finché c'è una legge dev'essere rispettata – precisa Leone - ai può e si deve lavorare per migliorarla, ma nel frattempo gli abusi vanno colpiti”.
La posizione della Confcommercio: “Inconcepibile che Imperia sia imbrigliata da una serie di disposizioni previste per i capoluoghi, senza tenere conto della sua particolare condizione di città a vocazione turistica. Abbiamo chiesto ripetutamente un intervento chiarificatore, in materia legislativa, della Regione. Purtroppo, in questo momento, con le giunte ancora da formare, slamo in pratica senza interlocutori, sia a Genova sia a Imperia”.