In che lingua sogna un emigrato russo? Quali sogni scortano i suoi ricordi verso il porto incerto della memoria? Una prima ondata di emigrati russi raggiunge l'Europa prima durante lo zarismo, ma si trattava di intellettuali liberali ed artisti insofferenti allo slavismo di vertice; la seconda ondata più massiccia è quella che sfugge alla rivoluzione bolscevica ed è in prevalenza composta di russi "bianchi" e di fede ortodossa per salvarsi dalle persecuzioni anti religiose del nuovo regime.
Immigrati russi economici, tuttavia, non sono mai mancati, come non mancano oggi ricconi più o meno legati a Putin o dissidenti ed ex esponenti del giornalismo e dell'establishment, via dalla Russia dopo l'inizio del conflitto ucraino.
Nel 1918-1919 molti immigrati russi raggiunsero le Armate Bianche, poi con la vittoria dei Bolscevichi fuggirono in massa in Occidente, a Berlino, a Parigi, in Svizzera e oltre Atlantico, ma non pochi trovarono posto in Italia in luoghi come Alassio, Sanremo e Porto Maurizio. In quest'ultima località si segnalò per un breve periodo la presenza di Boris Poplavskij, rampollo dall'indole versatile e complessa, fino alla violenza e all'istrionismo, morto più tardi a Parigi, nel 1935, vittima di un'overdose di stupefacenti.
Poeta dalle mille dimensioni si innamorava dei quadri naturali che incontrava e se pur non sostasse che per qualche giorno a Porto Maurizio, nell'estate 1926 e ne rimase colpito per l'intreccio di mare e colline, tra colori e suggestioni che mai avrebbe ricordato della Russia: la Russia, infatti, non gli manca, non piange per la Russia, si immerge nelle novità che avvicina.Tra i suoi idoli Rimbaud e le sue estroverse lezioni di stile e di follia.
Definito un "violino lontano tra mille balalaike" da Nabochov, colse nel breve tragitto a Porto Maurizio suoni e sensazioni tipiche del suo verso e del suo disegno immaginario ed esistenziale. Non rimane traccia del borgo ligure in Boris Piplavskij se non nell'aleggiare di metafore sul cielo e il mare, che porterà a Parigi, sua ultima tappa nel mondo, algoritmo unico ed irripetibile di un' anima perduta.