Politica - 16 giugno 2026, 12:12

Porto di Oneglia, Bellotti e Verda: "Serve una visione condivisa per il futuro dello scalo"

La riflessione dei consiglieri del Partito Democratico dopo la sentenza del Tar

"Che porto vogliamo per Imperia? Quale funzione deve avere lo scalo nei prossimi vent'anni, e come questa funzione si tiene insieme con la città che ci vive intorno?". Così i consiglieri del Partito Democratico, Deborah Bellotti ed Edoardo Verda, intervengono dopo la sentenza del Tar che ha annullato l'adeguamento del piano regolatore del porto di Oneglia.

"Su questo il Partito Democratico ha una posizione chiara. Il gruppo consiliare l'ha ribadita votando a luglio 2025 contro la variante che cancellava la vocazione commerciale dello scalo. In quel documento avevamo chiarito due cose: che quella scelta privava la città di un'infrastruttura strategica senza offrire alternative e che andava evitata perché presa in assenza della necessaria condivisione con le rappresentanze sociali ed economiche del territorio.  Una linea condivisa e coerente, ribadita anche dalla segreteria provinciale, dai nostri parlamentari e consiglieri regionali", proseguono i consiglieri dem. 

"La scelta dell'amministrazione sul porto di Oneglia colpiva in modo mirato la funzione commerciale rivelandone l'obiettivo politico: "liberare" la banchina commerciale e immaginarla in chiave turistica e di altro genere. Si voleva eliminare la funzione, senza dire con chiarezza cosa ci si volesse fare davvero. Prima si svuota, poi si decide.

Il porto di Oneglia nasce come sbocco a mare della città e nel tempo ha sviluppato traffici commerciali di rilievo, a partire dalla filiera dell'olio. Quei traffici sono stati progressivamente persi, e negli anni le amministrazioni di centrodestra hanno eroso sempre più la destinazione commerciale dell'unico bacino rimasto, cedendo spazio alla nautica da diporto. Eppure, il porto, ancora oggi, è potenziale lavoro, non un relitto da dismettere, ma un'infrastruttura che funziona. 

Difendere la funzione non significa immaginare un porto fermo nel tempo ma progettarne uno nuovo e realistico: un porto connesso alla logistica leggera, ai trasporti a corto raggio, alla cantieristica e ai servizi alla nautica, capace di stare dentro la transizione ecologica con banchine elettrificate come stanno facendo Genova e Savona-Vado sul modello dei Green Ports europei.  Significa avviare finalmente il percorso di ingresso nell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, perché un porto comunale isolato non ha la forza di reggere questa sfida".

"Un porto, infine, non è soltanto banchine: è il modo in cui le merci entrano ed escono, attraversando la città, è la qualità della vita di chi abita intorno allo scalo, è l'equilibrio tra commercio, pesca, nautica e affaccio urbano. Scelte di progettazione vera, che hanno bisogno di studi, di dati sui traffici, di valutazioni sull'impatto e sull'occupazione, mentre la città è ancora priva di un Piano Urbanistico Comunale: si continua a decidere per pezzi, senza la cornice generale che dovrebbe orientare ogni scelta".

"È necessario un passaggio decisivo ed è impegno del PD elaborare una proposta condivisa e articolata sui programmi di sviluppo del porto di Imperia, in un ampio confronto di idee, insieme con il territorio, le categorie economiche, i sindacati e la Regione. Un’infrastruttura strategica come il porto non si progetta con annunci o con singoli atti, ma con un percorso pubblico". Da qui la richiesta di aprire un tavolo di confronto permanente che coinvolga imprese, sindacati, lavoratori portuali, operatori della nautica, della pesca e istituzioni regionali. L'obiettivo è costruire una strategia condivisa per una delle infrastrutture considerate più importanti per lo sviluppo economico della città.

"Chiediamo di mettere da parte le bandiere e di ragionare insieme su quello che serve a Imperia -concludono Bellotti e Verda-. Imperia deve scegliere il proprio futuro con serietà e con la coerenza di un metodo".