L'Amarcord - 25 aprile 2026, 14:51

L’AMARCORD DEL SABATO. “Gran parte delle vittime e dei danni del terremoto del 23 febbraio 1887 dovute alla pessima qualità delle costruzioni”

Queste le parole di pietra scritte da Mercalli, allora inviato nel Ponente dal Governo per studiare il fenomeno

Il terremoto che rase al suolo Diano Marina e causò l’abbandono di Bussana, era il 23 febbraio 1887 è stato il sisma più disastroso mai avvenuto in Liguria. Negli ultimi anni, alla luce di una serie di studi e analisi dettagliate (ma soprattutto aggiornati con i più recenti e sofisticati parametri e strumenti matematici e scientifici), è stato riclassificato e portato a magnitudo 7.2. Una classificazione impressionante, basti pensare che il terremoto che colpì L’Aquila e l’Abruzzo il 6 aprile 2009 (provocando 309 vittime, oltre 1.500 feriti e circa 80.000 sfollati), si limitò a 6.3.

La scossa che squassò il Ponente venne in un primo tempo stimata “solo” tra 6.4 e 7.0. Le vittime furono oltre 630, 20 mila gli sfollati. Tre gli orari topici di quel maledetto febbraio 1887: 6.22, 6.29 e 8.51. I ricercatori delle università di Genova e Trieste, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, sono riusciti pochi anni fa a fare ciò che sino a prima sembrava impossibile: ricalcolare in modo strumentale, con elevato dettaglio, la magnitudo e il meccanismo di faglia del terremoto che devastò mezza Riviera

Il sisma smosse l’opinione pubblica di tutto il Paese, causando grandissimo interesse e coinvolgimento, non solo emotivo ma anche scientifico, di politici e studiosi di tutto il Paese. Pochi lo sanno ma lo stesso Giuseppe Mercalli, sì proprio colui che diede il nome alla famosa Scala Mercalli che misura ancora oggi, insieme alla più aggiornata Scala Richter, venne inviato nell’Imperiese dal Governo per studiare sul campo e da vicino, effetti e conseguenze del devastante terremoto. Ne scaturì una “memoria”, pubblicata l’anno dopo, che costituisce ancora oggi uno tra i documenti scientifici più importanti della sismologia italiana. I due scienziati furono incaricati dal ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio di studiare l’evento, recandosi direttamente nelle aree colpite. La pubblicazione offrì una descrizione dettagliata degli effetti del sisma, con un’analisi approfondita sia degli impatti sui centri abitati (specialmente tra Sanremo e Alassio) sia dei fenomeni geologici.

Interessante il parere tecnico e scientifico sul tema della qualità delle costruzioni fornito dai Taramelli e Mercalli, con il supporto del geologo Arturo Issel. Il documento mise in evidenza diversi, inquietanti elementi di vulnerabilità così chiaramente denunciati dagli estesi crolli. Nella pubblicazione monografica sul terremoto i due sismologi ribadirono che “a parità d’intensità del movimento sismico e di condizioni geologiche e topografiche, che ne modificarono gli effetti, è certo che la gran parte delle rovine e specialmente delle vittime umane si deve alla pessima qualità delle costruzioni, cioè alla mancanza di ogni requisito e attitudine a resistere all’urto di un terremoto”.

Issel riportò che era usuale impiegare i ciottoli provenienti dalle vicine spiagge per costruire le abitazioni. Mercalli compilò anche un catalogo della storia sismica della regione dal 421 a.C. al 1887 e realizzò una cronaca completa del lungo periodo di attività  sismica con l’analisi di quasi 200 repliche. Nel corso del lavoro Mercalli intuì l’importanza degli studi geologici per poter effettuare stime di pericolosità sismica. Gli studi effettuati gli consentirono di realizzare una zonazione del territorio in relazione ai danni causati dal terremoto del 23 febbraio 1887. Sulla base di oltre un migliaio di osservazioni e interviste, egli suddivise il territorio in cinque aree isosismiche, con intensità decrescente.

Giorgio Bracco