Borgo Foce non vuole il ponte: “Un’opera costosa e inutile". Rivolta popolare nel rione turistico portorino contro sindaco e giunta. In una lettera inviata al primo cittadino, un folto gruppo di residenti ed esercenti della zona protestano anche per le carenze del piano commerciale.
Con la bella stagione alle porte, i nodi vengono al pettine: a Borgo Foce il cosiddetto “ponte della discordia” è sempre più contestato. L’Unione portorina artigiani e commercianti accusa il Comune di immobilismo e i residenti segnalano all’amministrazione una serie di questioni legate alla viabilità. Nel mirino, soprattutto, appunto il ponte.
La missiva, fatta pervenire anche a Circoscrizione, Lega per l’Ambiente, Italia Nostra e partiti politici, chiede chiarimenti “sull’effettiva utilità del ponte che collegherà Borgo Cappuccini a Borgo Foce". “Abbiamo letto dichiarazioni circa la necessità di coprire il tubo dell'acquedotto (che forse poteva essere interrato), ma il costo sussurrato di questa operazione estetica ci sembra eccessivo - dicono - abbiamo poi forti perplessità sulla costruzione della rampa lato Foce, che costituirà ulteriore ostacolo, in caso di emergenza, all’accesso all’adiacente piazzetta. Se vi fosse il cartello che la legge prevede e indica come obbligatorio, potremmo desumere chi sono i diretti responsabili dei lavori e rivolgerci ad essi. Non era meglio, in una visione dell'Imperia futura, che i due borghi diventassero isole pedonali, con limpida visuale uno dell'altro, senza ponte nel mezzo?”.
Sul piede di guerra anche i commercianti. Caduto nel vuoto un appello che risale ad oltre un mese fa, l'Upac (130 iscritti) torna alla carica. “Avevamo indicato alcune carenze del centro urbano, che riguardavano soprattutto i parcheggi, la viabilità e l’arredo urbano – conferma il presidente, Enzo Saglietto - il Comune non si è sentito in dovere di rispondere ma noi ribadiamo la ferma intenzione di tenere vivo l'argomento, sino a quando gli amministratori non ci daranno informazioni”.
Le principali critiche erano state rivolte alla mancanza di scelte di fondo (quale indirizzo dare a Porto Maurizio? Piano commerciale e piano particolareggiato non sono stati ancora approvati, e nella vallata del Prino convivono industria e turismo) ma anche alla rivoluzione della circolazione che, secondo l’Upac, avrebbe ridotto del 30% il fatturato degli esercizi, e alla mancanza di parcheggi, tanto più che quello previsto vicino al cinema Centrale non è più stato realizzato. Tra le altre richieste spiccano il ripristino delle panchine in pietra, divelte sulla passeggiata Foce-Marina, il restauro delle ringhiere di corso Garibaldi corrose dalla salsedine, l’introduzione di un vigile di quartiere.