C’è chi lo ama (“simbolo della prosperità degli anni d’oro imperiesi”, “la vista, dai piani alti, è mozzafiato: ne avessero costruiti altri, intorno…”) e chi lo odia (“un orrore, passano gli anni ma non riesco ad abituarmi”, “orribile e inguardabile: un pugno in un occhio”). Ma, di certo, il grattacielo di Imperia, unico in provincia, continua a far parlare di sé a distanza di quasi 60 anni dalla sua costruzione.
Torre Andrea Doria, questo il suo vero nome, è alta quasi 80 metri e dispone di 18 piani fuori terra più un attico terrazzato con torretta. Al suo interno: alloggi residenziali, studi medici e professionali, uffici. Il progettista fu l’architetto Cesare Chiari di Casarza mentre a ordinarne la realizzazione furono alcune facoltose famiglie imperiesi e del Dianese, oltre a un gruppo di orafi di Valenza Po.
L’architetto Chiari di Casarza dovette impegnarsi non poco per elaborare un progetto in grado di rispondere ai severi requisiti e standard di sicurezza, in primis quelli antisismici, alla luce anche e soprattutto del devastante terremoto del 1887 che aveva deturpato il centro di Oneglia. Il progetto nacque sotto il mandato da sindaco del democristiano Giorgio Verda: erano gli anni del cosiddetto boom economico e dell’esplosione dell’edilizia residenziale. Il grattacielo sorse per recuperare, con un esempio di modernità, l’area delle ex carceri, il vecchio penitenziario demolito dai bombardamenti della Seconda guerra. Interessante è anche il contesto in cui il progetto decolla. A metà-fine anni Sessanta, infatti, il più alto edificio moderno è il Pirellone di Milano, poco oltre i 100 metri.
Architetti ed esperti si sono prodigati, nel tempo, a confrontarsi e discutere la costruzione dal punto di vista estetico e di inquadramento nel tessuto urbano-edilizio della zona. Tutti o quasi d’accordo nel criticare il suo linguaggio architettonico, forse non così suggestivo e scarsamente dotato di uno stile proprio, ma comunque in linea con i dettami edilizi dell’epoca. Non va dimenticato, a parte l’uso massiccio e indiscriminato del cemento a vista, le finiture di pregio, per l’epoca, a livello di serramenti di alluminio, rivestimenti minerali, parapetti in cristallo. Forme e realizzazioni decisamente lontane da mode e costruzioni moderne ma, ricordiamolo, queste erano le tendenze di quegli anni. Un grattacielo che voleva anche essere una sorta di simbolo, sia per i residenti sia per i turisti, di un’Imperia che voleva crescere e nello stesso tempo rinnovarsi.