Attualità - 04 marzo 2026, 16:40

Caro gasolio, CNA: "Una stangata per l’autotrasporto. In Liguria il peso è doppio tra rincari e cantieri autostradali”

Previsto un aggravio di oltre 2.400 euro l’anno per ogni mezzo pesante che percorre 100mila chilometri

Il nuovo aumento del prezzo del gasolio, legato alle tensioni internazionali e al conflitto in Iran, rischia di mettere ulteriormente in ginocchio il settore dell’autotrasporto. Secondo le stime di CNA Fita, l’incremento registrato negli ultimi giorni si traduce in un aggravio di oltre 2.400 euro l’anno per ogni mezzo pesante che percorre circa 100mila chilometri.

Una situazione che, in territori complessi come la Liguria e la provincia di Imperia, assume contorni ancora più critici. Qui, infatti, alle dinamiche internazionali del mercato energetico si sommano le difficoltà strutturali della viabilità, con una rete autostradale segnata da cantieri permanenti, rallentamenti, deviazioni e tempi di percorrenza sempre più lunghi che incidono direttamente sui costi delle imprese.

Se le tensioni nello Stretto di Hormuz dovessero proseguire, si stima un ulteriore rincaro fino a 0,445 euro al litro (+25%), che significherebbe per ogni camion oltre 13mila euro di spese aggiuntive all’anno. Un colpo durissimo per le imprese di autotrasporto, già messe a dura prova dall’aumento dei costi energetici, dalla pressione fiscale e dalla necessità di investire per adeguarsi alle nuove normative ambientali e tecnologiche.

Per le imprese di autotrasporto della nostra provincia – sottolinea CNA Imperia la situazione rischia di diventare insostenibile. I rincari dei carburanti si sommano a una condizione infrastrutturale già estremamente fragile. In Liguria i tempi di percorrenza si allungano a causa dei cantieri autostradali e delle criticità della rete viaria, con un conseguente aumento dei consumi e dei costi operativi. Questo significa che ogni aumento del carburante pesa ancora di più rispetto ad altre regioni”.

CNA ribadisce quindi la richiesta avanzata da CNA Fita nazionale di introdurre un credito d’imposta straordinario immediato, destinato a tutte le imprese dell’autotrasporto, indipendentemente dalla classe ambientale o dalla massa dei veicoli, estendendo il sostegno anche ai costi per gasolio, AdBlue e gas per autotrazione. Le risorse – evidenzia l’associazione – possono arrivare dall’extragettito IVA generato proprio dall’aumento dei carburanti, che deve essere redistribuito rapidamente alle imprese per contenere l’impatto dei rincari.

A questo si aggiunge il tema delle speculazioni: non è accettabile assistere a rialzi immediati dei prezzi alla pompa su carburanti acquistati e raffinati mesi prima. “Il settore dell’autotrasporto – prosegue CNA Imperia – rappresenta un pilastro fondamentale per l’economia ligure. Senza camion non si muovono merci, non funzionano i porti, non si riforniscono negozi e imprese. In una regione complessa come la nostra, dove la logistica è già penalizzata da infrastrutture difficili, scaricare interamente sulle imprese gli effetti della crisi energetica internazionale significa mettere a rischio l’intero sistema economico”.

Per le imprese con mezzi sopra i 75 quintali che rispettano le più recenti classi ambientali, il rimborso delle accise resta uno strumento fondamentale. Tuttavia, il meccanismo attuale presenta criticità evidenti: il rimborso viene richiesto trimestralmente ma viene incassato solo molti mesi dopo. Questo significa che, con un aumento di 20 centesimi al litro, un’impresa che percorre 100mila chilometri all’anno si trova di fatto a anticipare allo Stato circa 6mila euro per ogni camion, in attesa di recuperare il credito.

È una situazione paradossale – conclude Luciano vazzano segretario di CNA Imperia – perché in un momento di forte tensione finanziaria le imprese si trovano costrette a fare da banca allo Stato. Per questo ribadiamo con forza la necessità di introdurre la compensazione automatica immediata al momento della presentazione della richiesta di rimborso. Servono risposte rapide e concrete: senza interventi urgenti, il rischio è quello di compromettere la tenuta di un settore strategico per l’economia del nostro territorio”.