Nella serata di giovedì 26 febbraio 2026 si è svolto, presso la chiesa dell’ex convento dei frati cappuccini di Piazza Roma a Porto Maurizio, uno degli appuntamenti del ciclo denominato Adorazione Eucaristica Pro Vita. L’iniziativa, inserita in un percorso di incontri a carattere religioso e identitario, ha suscitato la reazione di alcune realtà associative e studentesche del territorio.
Secondo il collettivo Spiraglio Imperiese, la scelta di autodefinirsi “Pro Vita” rappresenterebbe "un espediente retorico efficace ma controverso. Il nome, infatti, richiama un valore universalmente condiviso, rendendo più complesso — secondo i contestatori — aprire un dibattito critico sui contenuti e sulle posizioni sostenute dal movimento. In una nota, il collettivo afferma: "A livello di retorica, la scelta di autodefinirsi Pro Vita rappresenta sicuramente un espediente molto comodo: un nome intoccabile a difesa di un valore altrettanto intoccabile".
Il nodo centrale della protesta resta il tema dell’aborto e del diritto all’autodeterminazione. Gli attivisti ribadiscono la propria posizione con parole nette: "Non abbiamo alcuna paura della parola aborto, che non rappresenta un crimine, ma un diritto faticosamente conquistato, a cui l’accesso resta tutt’oggi incompleto." Nel comunicato si sottolinea come il confronto pubblico non possa trasformarsi in un tentativo di colpevolizzazione:"Continueremo a scendere in piazza contro ogni pretesa di controllo sui corpi capaci di concepire, contro ogni tentativo di farci sentire in colpa per aver esercitato il nostro diritto all’autodeterminazione."
E ancora: "Il metterci alla pubblica gogna non funziona più: rifiutiamo di vergognarci o di essere colpevolizzati da un’ideologia intrisa di patriarcato e bramosa di controllo; è il momento che, finalmente, a vergognarvi siate voi."
Il clima nel Ponente ligure, dunque, resta acceso. Le associazioni studentesche rivendicano una mobilitazione costante e una presenza attiva sul territorio, dichiarando che il dibattito sui diritti civili non può considerarsi chiuso. "Ancora oggi, il Ponente ligure non rimane zitto di fronte a chi vuole colpevolizzare e controllare i corpi. Nel Ponente troverete barricate."