Accadde Oggi - 24 febbraio 2026, 07:02

ACCADDE OGGI, 24 FEBBRAIO 1980. Il rione di Castelvecchio insorge: “Abbandonati da tutti, viviamo in un ghetto”

Petizione con mille firme consegnata al sindaco

Non vogliamo vivere nel ghetto”. Petizione con mille firme, quella presentata in Comune dagli abitanti di Castelvecchio.

Chiediamo un centro nel quartiere per giovani, donne e anziani: potrebbe ospitare strutture sportive e ricreative per i nostri figli. Qui non c’è neanche un ambulatorio medico”.
La richiesta è stata consegnata direttamente al sindaco, Bartolomeo Re.  A portarla in municipio una delegazione di cittadini, una cinquantina di persone, accompagnate dai consiglieri comunali del Pci Corrado, Rainisio e Zanchi. Il primo cittadino ha capito la situazione e si è detto disponibile, in linea di massima a predisporre interventi. 

A protestare non solo Castelvecchio ma anche piazza d’Armi, via Garessio, via Vecchia Piemonte e via Argine Sinistro. “L’istituzione di un centro da destinarsi a servizio sociale, culturale e ricreativo, capace di accogliere le esigenze dei giovani, delle donne, degli anziani è necessario”, spiegano i promotori della petizione. Castelvecchio è stata da tempo prescelta come zona di sviluppo per l’edilizia economico-popolare. Sono già stati costruiti una dozzina di palazzi di questo tipo. Gli ultimi due, i cosiddetti torrioni, realizzati dall’Istituto Autonomo Case Popolari, dispongono di 72 alloggi. Al seminterrato c'è una vasta superficie inutilizzata. Si tratta di una serie di locali vuoti che si estendono per circa 1.500 metri quadrati. 

Da due anni, gli inquilini domandano di poterne usufruire: in parte come scantinati (al piano interrato), e in parte come centro sociale per tutto il rione. Lo Iacp si è sempre detto d’accordo. Lo ha recentemente ribadito, in un’affollata assemblea, il presidente dell'ente, il socialista Emanuele Cichero. “Ma il Comune, nonostante i continui solleciti, non ha ancora deciso alcun intervento”, osserva il capogruppo comunista Silvano Corrado. La gente si è stancata di aspettare. Non sopportava oltre che questo patrimonio fosse sacrificato. Cosi, ha deciso di passare all'azione. 

Le mille firme sono state raccolte in pochi giorni. “Abbiamo pregato l’amministrazione comunale di non limitarsi ad acquisire i locali ma anche di predisporre un progetto per la loro sistemazione”, precisa Franca Martorelli. Che potrebbe prevedere? “La creazione di un ritrovo per anziani; un punto d'incontro per i giovani e le donne; luoghi da impiegare come sede di associazioni ricreative o culturali; una sala per riunioni e proiezioni: l'elenco è lungo, ma potrebbe continuare, tenuto conto che siamo sprovvisti persino di un ambulatorio”, aggiunge Giuseppe Tolu.  

Davanti ai due torrioni c’è un’area che adesso si trova in stato di abbandono. “Perché non attrezzarla con strutture sportive e ricreative per i nostri figli?”, si domanda Concetta Giammanco. Il consigliere del Pci, Giovanni Rainisio, attacca. “Sono idee valide, dimostrano che c’è un risveglio d'interesse. Gli abitanti si sentono un po’ emarginati dal resto della città, non vogliono che il quartiere diventi un ghetto. Il centro sociale ha lo scopo di evitare questo pericolo e può costituire un momento di aggregazione, di unione tra gli abitanti”.

Giorgio Bracco