È un doppio allarme, sociale e istituzionale, quello che segna l’inaugurazione dell’anno giudiziario alla Corte d’Appello di Genova. Da un lato l’aumento della violenza minorile, dall’altro le difficoltà strutturali della giustizia, tra carenze di organico e sovrapproduzione normativa.
A fotografare il quadro più preoccupante è la presidente della Corte d’Appello Elisabetta Vidali. “Il dato del 2025 conferma che nel distretto ligure le violenze sessuali commesse da minorenni sono in aumento (più che raddoppiate nell'ultimo triennio, con l'eccezione del 2024), e tale dato andrà considerato unitamente alla circostanza che tutte le iscrizioni hanno riguardato autori di reato minorenni di sesso maschile, le cui condotte si connotano per estrinsecazione di violenza, utilizzo con tali modalità dei social media ed aggressività sessuale”.
Un fenomeno che, secondo Vidali, impone una riflessione più ampia: “Ciò rende particolarmente attuale una riflessione generale sulle preoccupanti modalità violente con le quali i ragazzi di oggi - quasi al pari degli adulti - sembrano rapportarsi nelle relazioni con l'altro genere”.
I numeri confermano la tendenza. “Nel corso del presente anno i minori indagati detenuti in seguito ad arresti/fermi o applicazione delle misure cautelari custodiali dalla libertà sono in aumento (+17 %) rispetto al precedente anno giudiziario". E ancora: "Nel 2025 sono ulteriormente aumentati, rispetto al 2024, i minorenni di età inferiore ai quattordici anni indagati, che sono stati 347 contro i 313 del 2024 (+11%) e i 192 del 2023 (+80%)”.
La natura dei reati, aggiunge la presidente, “sempre più caratterizzati da violenza, scarsissima empatia nei confronti dell’altro e del diverso, utilizzo improprio dei social media, bulimia e aggressività sessuale, suona come un forte campanello di allarme e chiama tutte le istituzioni ad elaborare e sollecitare, senza indugio, interventi tesi ad attivare adeguati". In crescita anche i reati contro la persona, in particolare lesioni e percosse, e le violenze sessuali di gruppo.
Sul versante del sistema giudiziario, Vidali evidenzia un problema strutturale: “È ancora a saldo altamente negativo, il ricambio tra i giudici prossimi al pensionamento e quelli subentrati e va detto che, senza un apporto di adeguate risorse, la prospettiva di portare alla vita un'effettiva programmazione del lavoro, che possa superare le emergenze quotidiane, è destinata ad affievolirsi”.
Critico anche il giudizio sul quadro normativo: “Un dato ostico per la giurisdizione è rappresentato dalla sempre maggiore frammentarietà delle norme, disorganiche e spesso inconciliabili tra loro per un modo disordinato ed involuto di legiferare, troppo spesso determinato dall'insana spinta verso una legislazione principalmente mediatica”. Ancora: “L'ipertrofica produzione normativa riguarda anche il settore secondario, poiché circolari, direttive e regolamenti spingono ad una sempre più eccessiva burocratizzazione del ruolo del magistrato, che si trova stretto tra standard di produttività, disciplina interna ipertrofica, e desertificazione della dialettica processuale, rappresentata da aule deserte che non echeggiano più dell'aspetto sublime, l'oralità della discussione, dell'attività dei giuristi”. Senza dimenticare “un gap informatico che assume in certi giorni il sapore di un'autentica debacle”.
Parole forti anche dal procuratore generale Enrico Zucca sul fronte delle riforme istituzionali: “La riforma costituzionale ha evidentemente altri fini, che non sono quelli dell'inutile e indimostrata inerenza alla struttura del processo accusatorio. Il fine ormai dichiarato è il riassetto dei confini tra i poteri, con la riduzione dell'autonomia e indipendenza della magistratura”. E ancora: “Terreni già percorsi in altri paesi, in cui si riconosce la deriva autoritaria, di cui il primo passo è stata l'accresciuta ingerenza nella scelta dei giudici, anche attraverso la modifica degli organismi di autogoverno. È solo questione di tempo”.
Zucca ha poi ricordato il G8 di Genova: “Sul G8 non possono esserci ambiguità. Si è trattato di un’infamia e un’aberrazione. Le cose vanno viste come sono, senza veli di sorta. Negando questo premessa è inutile discutere. Ora noi sappiamo che per quanto accettato nelle sedi giudiziarie, la reazione istituzionale non è stata completamente all’altezza per rimuovere le cause della caduta democratica”.