Dopo la sentenza del Tribunale di Savona sul servizio idrico e sull’acqua salata fornita negli anni scorsi, si è tenuta un’assemblea pubblica ad Andora che ha visto la partecipazione di oltre 200 persone. L’incontro, promosso da Assoutenti Liguria, Onda Ligure e dal Comitato “Acqua cara in bolletta”, ha fatto il punto sulle conseguenze della decisione giudiziaria e sulle azioni future a tutela degli utenti.
Alla serata ha partecipato il sindaco di Andora Mauro Demichelis, mentre non erano presenti, nonostante l’invito, il presidente dell’Ato imperiese Claudio Scajola e il presidente di Rivieracqua Giuseppe Torno. Al centro del dibattito la sentenza di dicembre con cui il giudice Atzeni ha riconosciuto le ragioni degli utenti, stabilendo che Rivieracqua non avrebbe dovuto addebitare né i costi per l’acqua salata delle estati 2022 e 2023 né il canone di depurazione in assenza di un servizio pienamente conforme.
Sui risarcimenti, il presidente di Assoutenti Liguria Furio Truzzi spiega: “Nella sentenza si fa riferimento alla mancanza di scontrini o prove d’acquisto, ma i nostri avvocati hanno individuato una pronuncia della Corte di Cassazione che stabilisce che, in casi come questi, non è necessario produrre documentazione. Per questo ricorreremo in Cassazione sulla parte risarcitoria e ci presenteremo al giudice di pace per chiedere la restituzione degli importi non dovuti e il risarcimento”.
“Scriveremo anche al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, in quanto la Capitale detiene il 51% delle azioni di Acea, socio privato di Rivieracqua. Chiederemo un intervento diretto per garantire le tutele degli utenti”. L’iniziativa ha avuto il benestare del sindaco Demichelis e dei partecipanti all’incontro, che hanno dato mandato unanime ad Assoutenti di proseguire l’azione.
“Abbiamo già depositato oltre 150 mediazioni e siamo pronti ad andare avanti se l’azienda non dimostrerà una reale volontà di cambiare atteggiamento. Non devono disalimentare nessun utente che non ha pagato bollette relative all’acqua salata o alla depurazione. Sarebbe inaccettabile, soprattutto dopo questa sentenza. In quel caso ci rivolgeremmo immediatamente ai carabinieri”.