Nell’era digitale i videogiochi e i social network sono diventati una presenza costante nella vita di adulti e ragazzi. Un mondo ricco di stimoli, possibilità e creatività, ma anche di rischi, distorsioni e potenziali dipendenze. La scuola e le famiglie sono chiamate a comprendere più a fondo questi strumenti, per accompagnare i giovani verso un uso consapevole e responsabile.
"I videogiochi ormai fanno parte del nostro periodo storico -spiega Marco Scarella, cultore della materia in Letteratura per l’infanzia e Storia della pedagogia ed educazione all'Università di Genova e presidente dell'associazione Genitori@ttivi del capoluogo -, non si possono demonizzare del tutto, ma dobbiamo imparare a utilizzarli responsabilmente". Il videogame, quindi, non è un nemico da eliminare, ma un linguaggio contemporaneo che fa parte del nostro periodo storico: "Possono inserirsi in un percorso educativo -sottolinea-, esistono titoli narrativi o formativi che possono aiutare i ragazzi ad affrontare temi complessi come il lutto, il bullismo, le differenze di genere. Sono strumenti poco conosciuti, non commerciali, ma con un grande potenziale".
La responsabilità degli adulti è fondamentale: "Prima di dare qualcosa in mano a un minore, un genitore o un educatore deve conoscerla -aggiunge Scarella- e soprattutto l'età consigliata deve essere rispettata". I ragazzi hanno bisogno di un orientamento per distinguere ciò che è reale da ciò che è finzione: "Va sempre più di moda una realtà virtuale fatta di eccessi e violenze e il rischio è che gli utenti fatichino a distinguere la verità dalla finzione, costruendo visioni distorte e pericolose del mondo".
Uno dei nodi più delicati resta la dipendenza digitale: "Molti giovani faticano a interrompere l’attività; il videogioco o il social diventano un luogo in cui evadere dalla realtà, ma è un altrove costruito su basi disfunzionali", osserva Scarella. "La continua ricerca di stimoli, di livelli di gioco più crudeli o di esperienze sempre più intense crea un bisogno non necessario. Un bisogno che nasce da una mancanza di autoregolazione e autocontrollo".
L'invito è a trovare un equilibrio tra mondo virtuale e mondo analogico: "Viviamo in un’epoca sempre più digitale, ma dobbiamo imparare anche a rallentare. A volte tornare alla carta e penna non significa rifiutare la tecnologia, ma comprendere meglio le sue regole e potenzialità".