Scompare, all'età di 60 anni, Giovanni Parodi, ex sindaco di Imperia e poi assessore regionale, esponente di spicco della Democrazia Cristiana ligure e ponentina.
A stroncarlo un male incurabile. I funerali nel pomeriggio alla Basilica di San Maurizio. Parodi era rimasto coinvolto nello scandalo della gara d'appalto del casinò di Sanremo. Figlio di Vincenzo Parodi, noto caricaturista conosciuto con il nome d'arte Ce, sposato con Maria Teresa Mancinelli, risiedeva a Oneglia, in via Diano Calderina. Aveva lavorato come impiegato all'Ispettorato della Motorizzazione civile. Diventato politico a tempo pieno, aveva poi optato per l'aspettativa.
Era iscritto alla Dc sin dal Dopoguerra. La sua carriera ebbe inizio come presidente delle Acli. Dopo essere stato quindi presidente del comitato provinciale Inam (in seguito Inps), era stato sindaco di Prelà (dal '58 al '70), prima di essere eletto primo cittadino di Imperia. Nel capoluogo rivierasco mantenne la carica sino al '74. Vicino alle posizioni dell'ex ministro Taviani, era poi confluito nell'area dorotea.
Parodi aveva indubbie doti di fine tessitore e mediatore tra le varie posizioni di corrente. Per una decina di anni, tra il '72 e l'82, era per questo stato nominato segretario provinciale della Dc, oltre che capogruppo consiliare a Sanremo e presidente della Camera di Commercio di Imperia. Nel '76 avrebbe voluto candidarsi al Senato ma era stato scavalcato da Aldo Amadeo, poi eletto. Nell'80, con lo slogan Per una Regione più vicina, approderà in Regione come consigliere. Nell'occasione ottenne 6.705 preferenze, dietro Giorgio Luciano Verda (11.173), che gli avevano permesso di entrare a far parte della giunta, come assessore all'Agricoltura.