La nascita di Imperia con decreto reale nel 1923 non si è ancora esaurita con l'affermazione definitiva di una mappa geopolitica. La nostra percezione della realtà, le nostre mappe mentali, non rappresentano la realtà nella sua interezza, come in genere si pensa, ma sono piuttosto la rappresentazione soggettiva e limitata di essa. Il rappresentarsi infatti può apparire autoreferenziale, ma non autenticamente descrittivo della realtà.
Un conto, dunque, è il pensarsi qualcosa, un conto l'essere veramente. Un processo che a Imperia è ancora di là da venire compiuto. Il rendere Imperia un unicum non è un traguardo facile e tutt'ora necessita di passi e movimenti adeguati, se non altro per decentrare anche in periferie iniziative che sembrano privilegiare solo le parti più visibili e meno note.
Dall'epoca alto ligure, passando per i fasti romani e le successive glorie terrene, Imperia e le sue sparse e diverse componenti ha stentato a presentare un volto omogeneo. L'ottobre 1923 costituisce un momento di partenza e non certo di arrivo: e sotto questo profilo va aperta una riflessione che investe il presente con tutti gli interrogativi del caso e aldilà delle stagioni politiche che si sono susseguite e che si susseguono al vertice della città che fondamentalmente, come Giano bifronte, continua contemporaneamente a guardare al passato e al futuro.
Tra un passato illustre, se pur tramontato, e un futuro che si offre incerto ed enigmatico a causa delle sfide drammatiche e al tempo stesso ricche di opportunità, Imperia a due anni dal suo centenario, muove passi timidi e impacciati.
Il mondo globale è entrato in crisi e Imperia deve recuperare quelle energie che fanno parte dei suoi separati patrimoni che ne fanno un tutto per affrontare eventi che si annunciano inquietanti.