Attualità - 20 ottobre 2025, 07:05

Spiagge in gara: il Consiglio di Stato chiude l'era delle proroghe, tremano gli stabilimenti balneari

La sentenza segna un momento decisivo, non è più possibile rimandare il confronto con le regole europee

Le concessioni balneari italiane si trovano a un bivio definitivo. Il Consiglio di Stato, con una sentenza pronunciata il 14 ottobre, ha dato pieno e inequivocabile recepimento alla recente pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea del luglio 2024, confermando che per l'assegnazione delle spiagge l'unica via percorribile è quella delle gare pubbliche.  Tremano quindi i concessionari degli stabilimenti della provincia di Imperia. I giudici di Palazzo Spada, infatti, hanno messo un punto fermo sull'attuazione della direttiva Bolkestein, ribadendo un obbligo finora ampiamente disatteso dall’Italia: le spiagge devono essere rimesse in gioco con procedure competitive, aperte e trasparenti, mettendo così fine alla lunga stagione dei rinnovi automatici.

Il messaggio che suona come una condanna per i gestori dell’Imperiese come nel resto d’Italia è duplice. Da un lato, il Consiglio di Stato ha chiarito ancora una volta che ogni rinnovo automatico è contrario al diritto europeo, confermando un orientamento giurisprudenziale che da tempo spinge il legislatore nazionale verso il rispetto delle regole comunitarie. 

Dall'altro, la sentenza ha un tono di avvertimento per le amministrazioni che hanno continuato a concedere proroghe: "Chi ha concesso proroghe, potrebbe essere chiamato a risponderne," si legge nella pronuncia, aprendo il fronte della potenziale responsabilità per l'inadempienza del diritto UE. Ma la vera novità, che impatta direttamente sulla proprietà degli stabilimenti, riguarda il destino delle strutture costruite dai concessionari sul demanio marittimo. 

Il Consiglio di Stato ha affrontato la delicata questione dell'articolo 49 del Codice della Navigazione e ha statuito che l’acquisizione immediata, gratuita e senza indennizzo delle opere non amovibili (come capannoni, ristoranti o altre strutture fisse) da parte dello Stato alla fine della concessione non è considerabile una "cessione forzosa" illegittima. In pratica, i giudici hanno sposato la linea interpretativa – così come tradotta dall'avvocato Roberto Biagini, presidente del Coordinamento nazionale Mare Libero – che "alla fine della concessione lo Stato incamera tutto: i manufatti diventano pertinenze demaniali".

 Questo significa che le opere stabili realizzate sulla costa, in quanto connesse al bene demaniale, passano definitivamente nella piena proprietà pubblica senza che il precedente gestore abbia diritto a un risarcimento. La sentenza del Consiglio di Stato segna un momento decisivo: l'Italia non può più rimandare il confronto con le regole europee. L'unica strada da percorrere, in piena ottemperanza al diritto comunitario, è l'immediata predisposizione di gare pubbliche che garantiscano la concorrenza e la trasparenza nell'assegnazione del prezioso demanio marittimo.