Diventato vice comandante della Seconda Divisione Garibaldi Felice Cascione nell'ottobre del 1944, a Vessalico, durante la sua ultima impresa, Bonfante, nome di battaglia Cion, fu colpito a una gamba in uno scontro a fuoco con i nazifascisti.
Fu trasportato nel Cuneese, dove era stato allestito una sorta di ospedale da campo partigiano. Qui lo raggiunse, pochi giorni dopo, arretrando sotto la pressione nemica, il comando della Divisione Felice Cascione. Il 17 ottobre i tedeschi, che nei giorni precedenti avevano occupato Ormea, Pigna, Pieve di Teco e Triora, attaccarono improvvisamente Upega, nel comune di Briga Alta, dove si era spostato l'ospedale partigiano con tutti i feriti, tra cui anche Bonfante. I garibaldini improvvisarono un'estrema difesa, mentre il medico e alcuni altri partigiani tentarono di trasportare altrove i feriti più gravi. Ma i nazifascisti li circondarono e Bonfante, per non cadere nelle loro mani, si uccise. A suo nome fu subito intitolata la Sesta Divisione partigiana.
Cion aveva studiato in seminario, ma a 14 anni aveva deciso di mettersi a lavorare. Dopo due anni da aiutante fuochista su una nave mercantile, era diventato operaio al pastificio Agnesi. Nel 1941 era stato chiamato alle armi e arruolato in Marina. Inquadrato a La Spezia, era poi stato trasferito a Roma, al distaccamento della Marina, e qui era stato sorpreso dall'armistizio. Tornato rapidamente in Liguria, seguendo l'esempio di uno zio famoso partigiano, Nino Siccardi detto U Curtu, si aggregò alla prime formazioni partigiane dell'Imperiese. Divenuto comandante di una formazione, la Volante, nel corso di un anno di continua lotta contro i nazifascisti guidò numerosi attacchi contro i convogli della Wehrmacht sulla strada di Diano Marina.
Ma Cion fu in prima linea pure nella battaglia di Monte Grande e nella riuscita manovra difensiva contro il rastrellamento tedesco che, nel giugno del 1944, investì le valli di Andora e di Diano. La motivazione per la Medaglia d'oro fu: "In nove mesi di continua lotta contro i nazifascisti creava intorno a sé, con le sue epiche gesta, un'aureola di eroica leggenda. Trascinatore entusiasta e combattente valorosissimo, ebbe largo seguito di giovani che, animati dal suo valore, accorrevano ad impugnare le armi per la redenzione della Patria...Fulgido esempio di valore e di sublime altruismo". A Silvio Bonfante, oltre a quella di Oneglia, è intitolata anche una via ad Albenga.