Dopo un'attesa infinita, Imperia ha finalmente un suo centro culturale pubblico. L'inaugurazione è appena avvenuta e la sede è in piazza Duomo a Porto Maurizio.
Il costo dell'intervento è stato di 230 milioni di lire, altri 125 milioni saranno spesi per installare un ascensore in modo da eliminare le barriere architettoniche. Previsti anche ulteriori interventi di rifinitura, dalla sistemazione del tetto alla tinteggiatura della facciata dell'edificio. Il nuovo centro nasce proprio dove, sino a qualche anno fa, c'erano le aule del liceo scientifico e dove sono ora la Pinacoteca e il Museo navale del Ponente ligure.
Come evento inaugurale si è scelto una mostra fotografica e documentaria sul tema "Tradizione e innovazione a Imperia-L'alimentazione". In un panorama cittadino che a livello culturale segna parecchio il passo (i due teatri, Cavour e Rossini sono chiusi da anni e c'è un solo cinema da film di prima visione, la biblioteca è in una sede inadatta e insufficiente, e per gli spettacoli esistono solo ripieghi come l'Auditorium Restano o l'Auditorium del Vieusseux, uno spiraglio per la speranza di un futuro migliore.
"La struttura non è ancora definitivamente pronta ma abbiamo preferito aprire subito, senza perdere altro tempo - conferma il sindaco, Giovanni Gramondo - l'obiettivo è il completo recupero del caseggiato, per offrire spazi nuovi e strumenti moderni alle diverse attività socioculturali, comprese anche con le scuole e le associazioni cittadine che premevano per avere un punto di riferimento".
Il primo piano è stato completamente ristrutturato. Sono stati ricavati locali capienti e funzionali. "Sono stati rifatti pavimenti, servizi igienici, impianti di sicurezza e di illuminazione", aggiunge Benedetto Adolfo, consigliere delegato alla cultura. L'ampio salone può ospitare 130 posti a sedere e servirà per conferenze, dibattiti tavole rotonde, incontri culturali e, se necessario, concerti. Un locale del Centro sarà a disposizione di circoli o associazioni per le loro riunioni mentre un altro diventerà un laboratorio per audiovisivi e microfilm, in un terzo si collocherà il celebre studio di Edmondo De Amicis.
Le mostre, invece, saranno allestite nel vasto corridoio. La realizzazione della mostra è stata affidata ad Enrica Cavazzoni e Claudio De Prà: la rassegna vuole essere un segno di continuità tra passato e presente. A visitarla, si fanno curiose scoperte: molte qualità di olio d'oliva portavano nomi di personaggi celebri, da Garibaldi a Oberdan, da Pellico a Caruso. Tutte o quasi erano destinate all'esportazione e ricordavano la patria lontana agli emigranti d'America. Le Illustrazioni sulle lattine erano vere e proprie opere d'arte. Le litografie della Renzetti sfioravano la perfezione, visto che immagini erano composte da ben 25 colori.