Giorgio Amoretti, 56 anni, personaggio noto per le sue missioni e spedizioni "estreme", torna alla ribalta della cronaca.
L'uomo, celebre in tutta Italia per essere stato il fondatore del sindacato nazionale dei casalinghi padre, ecologo "ad honorem" per avere preteso che il Comune piantasse un albero ad ogni nascita di un bambino in città, nonché fotografo, esploratore del deserto e paracadutista, è arrivato a Bordeaux a bordo della sua originalissima automobile capace di viaggiare in mare, sulle onde, portando finalmente a termine il tragitto Genova-Sanremo-Gibilterra-Atlantico.
Con la sua auto-barca, una vecchia berlina a cui è riuscito ad applicare l'elica dopo averla impermeabilizzata per renderla anfibia, ha percorso ben 2.000 chilometri in mare, alla media di 4 km/h, imbarcando moglie e figli: "In totale sono stato 500 ore al volante, che nel mio caso funge da timone", ha spiegato al suo arrivo in terra francese. La prossima tappa sarà l'Inghilterra, meta difficile che comporta la difficile traversata della Manica. "Stando alla guida della mia auto-nave ho visto bambini saltare e urlare sulle spiagge, vecchi allargare le braccia per accogliermi come un figlio, gente rotolarsi per terra dalle risate, sommozzatori e pompieri precipitarsi credendo che una macchina fosse caduta in mare - prosegue Amoretti - molti hanno atteso ore e ore per vedere il transito dell'auto che galleggia e corre sull'acqua. Sono carico di orgoglio e... di debiti".
Dichiarazione che fa parte del suo stile e del personaggio, quest'ultima. Amoretti è conosciutissimo a Imperia da quando, in un terreno di sua proprietà sulle alture di Capo Berta, aveva iniziato la sua battaglia ecologica allevando capre e vivendo di quanto riusciva a produrre dalla terra con il proprio lavoro. La prima campagna pubblica di Amoretti ebbe per tema la figura del casalingo-padre. "Ero disoccupato e accudivo i figli mentre mia moglie lavorava, pretendevo dallo Stato il riconoscimento della qualifica di prestatore d'opera, con relativa assicurazione e retribuzione", disse all'epoca. Allora sembrò una battaglia assurda, ma bisogna riconoscere che molti dei punti sostenuti da Amoretti hanno poi avuto riconoscimento ufficiale a livello istituzionale e sociale.
Altra battaglia, ancora più clamorosa, quella che ebbe come controparte il sindaco e l'ufficio anagrafe del Comune: Amoretti comunicò che non avrebbe iscritto il suo ultimo nato se non quando l'amministrazione avesse piantato un albero. "Ogni neonato ha diritto alla sua dotazione di ossigeno, garantita dalla messa a dimora almeno di un nuovo albero", diceva. Per il suo rifiuto, che di fatto impediva al bambino di esistere a livello anagrafico, rischiò persino l'arresto.
Intorno al progetto dell'auto-barca Amoretti ha lavorato per tanti anni: naufragi, modifiche, ripensamenti. Ora, a quanto pare, sembra abbia trovato la quadra, la rotta giusta. Alle battaglie ecologiche Amoretti ha sempre unito il risultato della sua passione per la fotografia: prestigiose riviste internazionali hanno pubblicato la serie delle foto scattate quando, con la moglie ed un figlio piccolo, si avventurò nel deserto del Sahara. Ne tornò con una serie di immagini spettacolari, quasi una riscoperta di quel mondo di sabbia, rivelazione della magia dell'incontro tra l'uomo e la solitudine. Un'altra serie di foto la dedicò all'universo dell'aquilone, visto come un tentativo di evasione ed anche, in qualche foto, come un singolare mezzo di trasporto per un bambino. Da qualche anno Amoretti non torna più a Imperia con la frequenza di un tempo: la recente impresa con l'auto-barca ne ha rinfrescato il ricordo.