La firma della concessione sessantacinquennale del porto turistico da parte del sindaco Claudio Scajola al netto delle problematiche legali che potrebbero nascere in corso d'opera , segna un passaggio decisivo per il rilancio dello scalo. Tra i temi più discussi, c’è la possibilità per gli ex proprietari di riacquistare i posti barca al 50% del valore attuale. Una proposta che potrebbe sembrare allettante, ma che incontra una comprensibile cautela da parte dei diretti interessati.
A rappresentarli è Vincenzo Giardiello, presidente dell’APPI – Associazione Proprietari Posti Barca Imperia – che chiarisce subito la posizione degli associati: “Quella del riacquisto al 50% è una proposta interessante, ma solo a determinate condizioni. Ho svolto una prima indagine tra i nostri soci e ho riscontrato che la maggioranza non era inizialmente favorevole. Più che per motivi economici, c’è una questione di principio: molti si sentono traditi. Abbiamo già vissuto un fallimento e il naufragio dell’investimento iniziale, legato alla gestione Caltagirone. C’è stato un rifiuto quasi psicologico a rientrare in un meccanismo che, agli occhi di molti, ha già dimostrato di non funzionare”.
Nonostante questa diffidenza, Giardiello non chiude la porta e riconosce che la proposta del Comune può aprire uno spazio di confronto: “Credo che con le giuste garanzie si possa aprire un dialogo serio. I nostri legali stanno già valutando le condizioni, e ci sono tre punti sui quali sarà fondamentale trovare un’intesa chiara e vincolante. Prima di tutto, la valutazione economica: i valori indicativi dei posti barca sembrano essere stati calcolati prendendo come riferimento i porti di Aregai e Sanremo, ma si tratta di porti pienamente operativi, attrezzati, con tutti i servizi. Il porto di Imperia è invece ancora in fase di ristrutturazione, mancano infrastrutture essenziali, e in alcuni casi la situazione è al limite: ci sono ancora topi in banchina. Serve quindi una valutazione reale e contestualizzata. In secondo luogo, la percentuale proposta del 50% potrebbe e dovrebbe essere rinegoziata. Noi riteniamo che un 40% del valore possa essere una cifra più equa, alla luce delle condizioni attuali del porto. E infine, il tema cruciale è quello delle tempistiche di pagamento: non possiamo accettare di versare subito l’intero importo senza alcuna garanzia sull’effettiva conclusione dei lavori. Serve un meccanismo legato allo stato di avanzamento: si paga quando il porto funziona, non prima”.
Secondo Giardiello, con queste condizioni molti proprietari potrebbero rivedere la propria posizione iniziale: “Il rifiuto che abbiamo registrato all’inizio era anche un rifiuto morale, frutto di una delusione profonda. Ma oggi, con trasparenza e garanzie, le cose possono cambiare. Non vogliamo un altro salto nel vuoto, ma se si costruisce un percorso serio, credo che tanti soci possano essere pronti a tornare a investire in questo porto”.